La scelta mancata da Petrucci e Pianigiani sarà in campo al Preolimpico?

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 1974 volte
La scelta mancata da Petrucci e Pianigiani sarà in campo al Preolimpico?

C'è una scelta sbagliata due volte che ha posto fine all'esperienza con l'Italbasket di Simone Pianigiani. Una scelta che il coach azzurro ha fatto insieme alla Federazione e, come sempre quando si parla di allenatori, rimane l'unico a pagarne lo scotto. Speriamo almeno che Ettore Messina possa fare di testa sua e, se dovesse ritenerlo opportuno, possa naturalizzare un importante giocatore straniero che completi il roster per non ricadere nello stesso errore.

Premettiamo che chi scrive non è giornalista e probabilmente non è neanche granchè competente di basket, tanto da non meravigliarsi che questo argomento, già raccontato in altri articoli (http://www.pianetabasket.com/editoriale/la-vittoria-della-spagna-agli-europei-puo-insegnarci-qualcosa-82947) sia sostanzialmente passato inosservato, escluso il pubblico affezionato di piantebasket.com, presso gli addetti ai lavori e la stampa cartacea. Sovente si pensa di eliminare le critiche facendo finta di nulla, anche se i problemi restano specialmente se si continua a difendere l'orticello italico con i campioni che sono all'estero mentre il movimento langue - e non c'è alcun bisogno di gufare in proposito.

La prima scelta sbagliata è stata la naturalizzazione di Travis Diener per gli Europei del 2013. Un grande campione che abbiamo osannato più volte, ma in quel momento era un playmaker che aveva difficoltà a giocare due gare di fila in una settimana, figuriamoci se poteva sostenere un tour de force impossibile come è un torneo Europeo. Infatti, sappiamo tutti come è finita, specialmente se ci aggiungiamo che Pianigiani non ci sembra abbia avuto molta fiducia in Andrea Cinciarini.

Nel decisivo ottavo contro la Lituania, in Slovenia, il play dell'Olimpia ha guardato dalla panchina gli ultimi 5' circa, gli avversari hanno concesso di portar palla al povero Aradori (Belinelli o Gentile sarebbero stati in grado di giocare coast to coast con maggiori chances) e le sue due (andiamo a memoria) palle perse e qualche forzatura al tiro sono stati fatali per non raggiungere i quarti. Non ne facciamo, ovviamente, una colpa a Pietro Aradori - è bene dirlo per evitare polemiche strumentali - ritrovatosi in un ruolo non suo. Il Cincia ha giocato poi nel finale contro la Serbia, ma ormai era andata così.

La svolta autarchica del 2015 del presidente Gianni Petrucci viene vanificata dall'infortunio di Gigi Datome nel corso del torneo multinazionale (però Gigi non è un play...). Sergio Scariolo, che invece può scegliere e ha Mirotic al posto di Ibaka là dove si sente più scoperto, parte male e finisce benissimo e vince contro una Lituania autoctona si, ma con troppi giocatori formati in squadre europee o nella NBA, altro che orticello baltico. Chissà se Pianigiani ha rimpianto una volta il non avere a disposizione un Bo McCalebb qualsiasi. Nel decisivo quarto contro la solita Lituania Cinciarini, il playmaker dello starting five, non ha visto il campo negli ultimi 15' e decisivi minuti della partita ed è finita come sappiamo nonostante una discreta prestazione di Daniel Hackett.

Non si vuole dare del pollo a nessuno, mettiamo in campo una discussione tecnica sulla composizione di un gruppo e la ricerca della chimica del collettivo. Tenendo conto dell'eccezionale dispendio di energie e del poco margine di recupero da infortuni che normalmente sarebbero abbastanza banali (a parte Datome, ovviamente) che un torneo così concentrato e con la novità dei viaggi di trasferimento (Berlino/Lille) determina, avere in squadra un possibile match-winner invece del riempitivo che ci si è portati dietro - sempre senza insulto, è la realtà delle scelte operate sul campo a dare questo risultato - poteva essere la chiave di volta per raggiungere due finali, invece dell'ottavo e del sesto posto rimediati.

Un tocco di cinico realismo cui la Federazione ha voluto rinunciare, vanificando anche il gesto di umiltà di Simone Painigiani che ha rinunciato a sua volta a modellare la Nazionale sul tipo di basket che preferisce, e che le caratteristiche di alcuni dei suoi uomini rendevano di fatto improponibile. La Montepaschi Mens Sana Basket giocava per non far segnare 70 punti agli avversari, questa Italia è scesa in campo sempre per segnarne uno in più degli avversari. Siamo alla antitesi completa.

Adesso tocca a Messina. Che così lontano e così frenetico nella vita del mondo NBA a San Antonio che non è per nulla condizionabile dai salotti romani e dagli umori dei papaveri al vento. La più grande Nazionale azzurra per talento non deve sprecare l'ultima occasione, per usare le parole di Danilo Gallinari, di un risultato eclatante. Ma per raggiungerlo non si deve tralasciare alcun dettaglio, bisogna saper passare sopra anche a certi pregiudizi e far davvero tesoro dell'esperienza. Non sta al critico fare nomi e non ci sembra giusto farne in alcuna direzione, il valore dei singoli citati e non citati non si mette in discussione. Ma serve un risultato eclatante come traino per tutto il movimento e chi rimarrà a casa saprà correttamente fare la sua parte e capirne le ragioni.