«L'italiano non lo voglio, prendo un lituano che fa più figo»

 di Alessandro Palermo  articolo letto 12549 volte
Oscar Schmidt, Juvecaserta
Oscar Schmidt, Juvecaserta

Talvolta, le società di Serie A, decidono di andare a pescare in giro per il mondo giovani americani privi di personalità, carisma ed esperienza che - diciamolo pure senza peli sulla lingua - la maggiorparte delle volte deludono molte aspettative. Certo, ovviamente, ci sono delle eccezioni ma generalmente la storia è sempre la stessa. Che poi, parere personale, se devo investire su un giovane, lo faccio su un fanciullo cresciuto nel mio vivaio o per lo meno - visto che a settore giovanile in Italia non ce la passiamo un granchè bene - provo a firmare una promessa italiana, al posto di rischiare l'azzardo con lo straniero. Non è un discorso razzista, non sia mai, ma un ragionamento sensato che alla lunga paga. Punto primo: investire su un italiano aiuta tutto il movimento ma in primis, se proprio voglio fare l'egoista e pensare soltanto al mio "orticello", firmare un "made in italy" dovrebbe avvantaggiarmi in più fattori. Ad esempio, un italiano è nato e cresciuto nel nostro Paese e sa cosa vuol dire indossare la maglia di Pesaro o Varese (giusto per citarne soltanto un paio), un italiano comprende il prestigio, la storia, la tradizione, il culto di certe società. Un americano o un georgiano non può sapere cosa vuol dire giocare per la "Vuelle" all'Adriatic Arena, oppure un lituano ed un croato non sanno quanto possa essere importante indossare la maglia di Varese che ha fatto la storia della pallacanestro europea. Questi arrivano nello Stivale quasi come fosse un appuntamento al buio e noi non lo capiamo. In alcuni casi i fenomeni oltreoceano o i "ragazzoni" dall'Est Europa arrivano a stagione in corso per riaddrizzare le sorti della squadra di turno, in lotta per non retrocedere, e pensano "Va beh, ma che sarà mai giocare per Cantù/Caserta?". Vai tu a spiegargli che negli anni '70-'80 quella squadra brianzola - che oggi arranca in campionato - ha scritto pagine leggendarie della storia della pallacanestro europea, alzando al cielo 3 Coppe Korac consecutive, 3 Coppe delle Coppe di fila e vincendo 2 Euroleghe in due anni. Ma che ne può sapere il "pinco pallo" dei Balcani o del Caucaso che a Caserta ci ha giocato un certo Oscar Schmidt? Uno che alla Juve faceva quaranta punti tutte le sere, oppure se agli avversari andava di culo, ne faceva "soltanto" trenta. Ma un macedone che ne sa che, in questa squadra ultima in classifica, meno di trent'anni fa Nando(kan) Gentile e Vincenzo "El Diablo" Esposito diventavano campioni d'Italia? Non voglio fare l'anticonformista, il rivoluzionario o l'antipatico, perchè credetemi io sono il primo ad amare il classico lituano dalle mani di ghiaccio che sforna 30 punti fuori casa (ogni riferimento è puramente casuale... ciao Kaukenas, stammi bene). Ma ora ditemi, quanto è bello vedere un giovane italiano che ti piazza una tripla da otto metri e si batte il petto guardando la curva (dove magari è cresciuto)? Scena impagabile. Viva l'Italia, viva i Pozzecco, viva i Poeta, viva Leonardo Candi e Davide Moretti...


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