Italiani si, italiani no, la Terra dei Cachi...

Ovviamnete Elio e le Storie Tese non c'entrano nulla, ma la Terra dei Cachi...
 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 1858 volte
Italiani si, italiani no, la Terra dei Cachi...

Ho capito che Gigi Datome sarebbe diventato un campione quando lo vidi schiacciare a canestro a 17 anni, a Siena. Conosco migliaia di ragazzi che a quell'età, ma anche dopo, a canestro non ci hanno mai schiacciato - e ciò non gli ha impedito di giocare e divertirsi a basket ma evidentemente non sono diventati campioni nello sport professionistico. Ovviamente chi non schiaccia potrebbe avere il fosforo per guidare una squadra, o un tiro velocissimo o mortifero dalla distanza, ma anche questi sono relegati in categorie di giocatori molto povere di numero. Difficile emergere se non puoi mostrare le qualità e affinarle.

Con ciò voglio ricordare che in Italia solo i predestinati sono capaci di raggiungere il livello superiore, chi ha bisogno di costruirsi atleticamente o psicologicamente non avrà alcun supporto dal sistema nell'età formativa. Giuseppe Poeta è quasi una eccezione e non la regola. Fatalmente tutto ciò poi si sconta quando si vuole fare una formazione competitiva in serie A. Basile ha ragione nel far giocare gli italiani, Sardara ha ragione perchè con gli stranieri non solo ha vinto il triplete ma ha riempito il palazzetto di pubblico.

Dove sta la verità? Chi ha ragione? Il problema è un problema di cultura generale della pallacanestro. Dopo 4/5 scudetti vinti di fila, c'era gente che non andava alle partite della Mens Sana perchè non si "divertiva" con la manifesta superiorità del gruppo di Pianigiani. Abbiamo tutti una mentalità ristretta da orticello, una mentalità diametralmente opposta non diciamo a quella della NBA, che sembra un paragone troppo ingombrante. Diciamo a quella della Bundesliga tedesca o della ACB spagnola.

La prima sta seminando, ha i suoi primi giocatori in squadre non tedesche, ha un sistema di coinvolgimento dell'ambiente e del pubblico fenomenale, come diverse volte ha già lodato un acuto osservatore come Andrea Trinchieri. La seconda, nonostante il buon numero di spagnoli negli USA, sforna ogni anno giovani interessanti al primo livello, mette il Clasico in prime time televisivo, promuove il campionato più interessante a livello europeo.

Le azioni dei dirigenti italiani delle società e anche della Legabasket vanno in senso contrario. Non sono filosoficamente supportate da alcuna visione che non sia l'annaspare sopra il pelo dell'acqua. Scusate la brutalità, non è un problema di singoli individui, non puntiamo il dito su nessuno in particolare, è un problema di costruzione di marketing, di obiettivi visionari.

Ognuno deve guardare alle proprie possibilità e alle proprie situazioni contingenti. Per questo hanno ragione entrambi, Basile e Sardara. E' il contesto in cui operano, che avrebbe bisogno di essere rivisto. Ma solo migliorando il sistema con un cambiamento di mentalità complessiva che si può uscire da chiacchiere da bar davanti a uno spritz.