Gli USA con Irving campioni del Mondo

Coach Krzyzewski ha portato in Spagna una squadra vera
 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1702 volte
Fonte: Mario Arceri - www.marioarceri.it
Kyrie Irving
Kyrie Irving

Nessuna sorpresa, Usa di nuovo campione del mondo, ed è "solo" la quinta volta nella storia della World Cup (questo il nuovo nome, con la nuova formula adottata dalla Fiba eliminando le partite di classificazione dal quinto posto in giù, snellendo quindi il programma e consentendo di concentrare tutta l'attenzione sulle due finali per il podio). Serbia d'argento (a medaglia per la prima volta, ma come Jugoslavia conta cinque titoli, tre secondi posti e due medaglie di bronzo), Francia che bacia, con il terso posto strappato alla Lituania, il suo primo podio mondiale.

Alla fine dei giochi, questo il risultato di un evento dominato, come era scontato, dagli americani nonostante l'assenza dei pezzi da novanta: Bryant, James, Durant, Anthony. La squadra di Krzyzewski...

non ne ha sofferto affatto, semmai è migliorata ancora sotto l'aspetto difensivo sfruttando la gioventù e la voglia di mettersi in mostra dei nuovi talenti per crescere sensibilmente partita dopo partita fino a dominare largamente tutte le avversarie nell'eliminazione diretta.

941 punti segnati e 635 subiti nelle nove partite: 104,5 di media all'attivo, 70,5 al passivo, contro la Finlandia (+59) lo scarto massimo nella gara d'esordio, contro la Turchia (+21) lo scarto minimo, nella seconda partita della serie. Alla fine ha fallito il record del maggior numero di punti segnati in un mondiale (137), ma è stato giusto così: dopo aver dominato per tre tempi, ha mollato in difesa consentendo alla Serbia di divertirsi anch'essa chiudendo il suo impegno con uno show al quale ha concesso di prendere parte anche agli avversari.

Tutto già scritto, dunque, tutto secondo logica, anche se in partenza c'era più di un dubbio sull'effettiva consistenza di questa squadra di giovani e di giovanissimi raccolti intorno a Gay, Rose, Curry che c'erano anche ad Istanbul nel 2010, e ad Harden. Quattro anni fa la Turchia di Tanjevic fece una figura migliore, cedendo di soli 17 punti (64-81) in un mondiale che consacrò il talento di Kevin Durant, un campione che monopolizzò l'attenzione con la sua elegante efficacia. Questa volta non c'è stato un solo protagonista con tanti eccellenti comprimari, ma una squadra nella quale a turno quasi tutti hanno avuto giorni di gloria e tutti hanno portato un contributo importante. 

Quattro anni fa Durant segnò 22 punti a partita e tutti gli altri restarono sotto i dieci, questa volta in sei hanno superato i dieci (Harden, Thompson, Faried, Davis, Irving e Curry) e Cousins li ha sfiorati. L'unica, parzialissima, delusione viene da Rose in condizioni psicofisiche evidentemente non ottimali, e comunque Thompson, Davis, Irving (l'Mvp del mondiale) hanno mostrato qualità eccellenti, visto che di Harden e Curry si sapeva già tutto. Bravo soprattutto Faried, uno dei meno… pagati di questa squadra (meno di lui il solo Plumlee, con Drummond tanta panchina), che ha chiuso con ottime percentuali di tiro e si è meritato l'inserimento nel quintetto ideale con Irving, Pau Gasol, Batum e Teodosic, mentre, per i progressi compiuti, il premio alla squadra è andato alle Filippine.

Krzyzewski, insomma, ha portato in Spagna una vera squadra, equilibrata, consapevole del suo ruolo, colma di talenti capaci di imprese individuali ma allo stesso tempo privi di egoismi per il bene comune. E questa, forse, è stata la novità più interessante ed importante della World Cup, restituendo alla Nba campioni più maturi e completi.

La Turchia quattro anni fa era arrivata alla finale con un percorso di sole vittorie, la Serbia dopo aver chiuso la prima fase al quarto posto, confermando le riserve della vigilia sulle sue possibilità e smentendole poi con il percorso netto nell'eliminazione diretta finchè non è andata a sbattere contro il gigante americano, probabilmente ormai sazia e senza più risorse fresche da mettere in campo dopo aver raggiunto un argento insperato. Teodosic,, Bjelica e Raduljica le stelle, con i giovanissimi Bogdanovic (22 anni) e Kalinic (23 anni a novembre), di una Serbia tornata ai vertici dopo anni di delusioni grazie all'ottimo lavoro di Sasha Djordjevic che ha restituito vitalità, convinzione e orgoglio alla spenta squadra che un anno fa si era qualificata per la World Cup con l'ultimo posto utile e a spese proprio dell'Italia.

Cosa emerge da questo mondiale mentre si apre l'anno che porterà all'Eurobasket di Lilla e alle qualificazioni olimpiche? La Francia, con il bronzo, ha confermato di meritare il titolo di campione d'Europa conquistato per la prima volta lo scorso anno pur giocando priva di Tony Parker, la Lituania resta ai vertici: argento dodici mesi fa a Lubiana, ha chiuso al quarto posto. La Spagna (grande delusione ed unica squadra che, giungendo in finale, per motivi ambientali e  tecnici avrebbe forse potuto rendere più difficile la vita agli americani) è comunque quinta: aveva conquistato il bronzo in Slovenia. La gerarchia continentale è stata dunque rispettata tranne che per la Serbia che ha scavalcato tutti. La Slovenia (settima) e la Croazia (decima) erano le altre europee ad avere conquistato sul campo la qualificazione, insieme all'Ucraina (diciottesima: ma era stato un mezzo miracolo firmato Mike Fratello l'avere staccato il biglietto per la Spagna): tra di loro si sono infilate Turchia e Grecia che, dopo il fallimentare europeo, il posto se l'erano invece acquistato, come la Finlandia che ha inevitabilmente avuto vita brevissima chiudendo al ventiduesimo posto.

I valori sono questi: otto europee tra le prime dieci, tra le quali solo gli Usa e il Brasile sono riusciti ad inserirsi nella World Cup, e in questa scala, tra dodici mesi, dovrà cercare di infilarsi l'Italia che non è riuscita a tener fuori dal prossimo Europeo la sempre insidiosa Russia e che dovrà tener conto di Paesi emergenti come il Belgio, l'Olanda, la Polonia, la Lettonia protagoniste nelle recenti qualificazioni. Insomma, la strada resta sempre in salita per una Nazionale che pure, per quanto visto un anno fa e con il contributo dei suoi "americani", non avrebbe sfigurato in questo mondiale.

A chiusura, il riconoscimento a Sportitalia per lo spettacolo che è riuscita ad offrire agli appassionati di basket italiani raccontando con competenza l'intero mondiale, e il biasimo per una Rai che una volta di più ha perso l'occasione per offrire la splendida testimonianza del basket più bello al mondo.