Eurolega-Fiba: una sfida che va oltre il basket e lo sport

 di Massimo Roca  articolo letto 2066 volte
Eurolega-Fiba: una sfida che va oltre il basket e lo sport

(di Massimo Roca) Non ci illudiamo. Quella che si sta consumando tra Fiba e Eurolegue è una battaglia dove innanzitutto gli interessi economici sono preminenti. La partita in gioco è talmente alta però che il tam tam quotidiano e l’attenzione per la singola tappa potrebbe far perdere di vista il quadro generale. Parallelamente sul tavolo c’è una questione ben più importante. Arriva alle fondamenta della concezione dello sport, ma più in generale della società moderna. In gioco non ci sono solo giochi di poteri, contratti, sponsorizzazioni, c’è molto di più. Il merito, le pari opportunità, la spinta per il progresso, il sogno che attraverso lo sport una città, una parte di territorio, possa trovare la sua affermazione, la possibilità di ribaltare lo status quo, la democratica opportunità di scalare e di competere secondo le proprie abilità. Il segretario generale della Fiba, Patrick Baumann, forse non sarà un filantropo, ma è, suo malgrado, l’ultimo baluardo ad un fiume in piena che sta rompendo gli argini.

IL FALSO PROGRESSO - Un’utopia può non essere tale se cambia il pensiero comune, figuriamoci se non c’è da cambiare un bel niente. Semplicemente evitare il regresso, semmai migliorando, tenendo conto delle necessità dei tempi moderni. Dove sta scritto che l’organizzazione, la programmazione, il marketing, la comunicazione siano incompatibili con un assetto meritocratico? Non stiamo parlando di un principio decoubertiniano nudo e crudo, ma di un meccanismo secolare che ha reso il termine sportivo il sinonimo di valori che spesso in altri campi della nostra società venivano sistematicamente disattesi. Il processo verticistico, oligarchico, non conservatore, ma addirittura regressista che attraversa l’Europa da oramai un quarto di secolo ora coinvolge anche il mondo dello sport. Lo sport di vertice inteso come casta chiusa, come circolo per ricchi che si perpetua nel tempo è una visione miope che taglia le gambe al futuro ed al progresso. Una competitività drogata a cui anche il calcio potrebbe cedere nei prossimi anni.

L’INGORDIGIA DEI PIU’ FORTI -  “Da quando c’è la Champions League esiste un gruppo di squadre che disputano quasi sempre questa competizione. Ciò determina un vantaggio economico enorme rispetto alle concorrenti dei singoli campionati. Per cui si giunge all’assurdo che una squadra norvegese vinca 13 scudetti di fila, che la Dinamo Kiev, ne vinca undici e che in tutta Europa e che lo stesso fenomeno si ripeta globalmente in tutta Europa: in Inghilterra, in Germania. Questo modello ha creato un’aristocrazia economica” parole e musica di Giorgio Tosatti alla Domenica Sportiva del 19 marzo 2006, giusto dieci anni fa. Si parlava di calcio ma i due mondi non sono lontani. Anzi.

IL CAVALLO DI TROIA - Ora il tentativo finale. Bertomeu e la sua Euroleague forzano la mano. Una progressiva eliminazione del merito, a partire dalla half bottom rule che vincolava le squadre dotate di licenza a qualificarsi per i play-off nazionali, alla nuova Eurolega “tra noialtri” ed al tentativo di ko definitivo attraverso l’Eurocup. L’obiettivo è chiaro: l’esautorazione delle federazioni nazionali ed internazionale, la creazione di una NBA europea. Nell’anno del miracolo del Leicester, i potenti del calcio restano alla finestra. I grossi club, tra cui le big spagnole e guarda caso impegnate sul doppio fronte calcistico e cestistico, potrebbero ammazzare nella culla il prossimo Leicester. La vittoria di Euroleague potrebbe dare il là al calcio per fare lo stesso.

ULTIMATUM DELLA FIBA - Bisogna mettere un freno subito. La lettera della Fiba alle federazioni è chiara: entro il 20 aprile le 14 federazioni chiamate in causa dovranno prendere provvedimenti nei dei club che si sono accordati con Euroleague. In questo l’Italia ha fatto valere tutta la sua atipicità nel bene e nel male. Altrove gli accordi sono arrivati tra Bertomeu e le leghe, in Italia via libera all’individualismo più sfrenato: il “Porta a porta” la fa da padrona. Reggio Emilia, Sassari e Trento desisteranno? La Fip ha tutto il tempo per un’azione importante anche l’esclusione dai playoff.

“ABBASTA” – Difficile spiegare a degli amici che non seguono il basket perché se a giugno Avellino, Cremona o una qualsiasi squadra diversa da Milano avesse la forza di emulare Sassari non avrebbe diritto a partecipare all’Eurolega. Una serata tra una matriciana ed un aglianico che forse avrebbe fatto cambiare idea anche a Bertomeu ha fatto da corredo ai soliti ricordi malinconici di un passato sempre più sfuggente. Discorsi da vecchi si sarebbe detto una volta. Una critica comprensibile trent’anni fa, ma oggi la nostalgia degli anni andati è difficile da mettere sotto processo proprio perché la nostalgia riguarda anni gravidi di un futuro che veniva percepito sempre migliore del presente. Dalla tv l’espressione in romanesco di un Verdone che in Gallo Cedrone rivendica un’illusione, nella circostanza un po’ cialtrona, “arriva anche un momento in cui dici abbasta”, è un’esortazione che non può lasciarci indifferenti.  Occorre apporre un segno, una parola fine e a tracciare un confine in una rinnovata battaglia fatta di principi ed ideologie anche nello sport. Alle fighette ciarlanti di casa nostra, vestite di modernismo, al gregge belante e ignavo di “oggi così va il mondo” proviamo a chiedere cosa sarebbe il basket italiano se quegli stessi concetti cari all’Eurolega fossero stati applicati in Italia. Quante delle realtà oggi al vertice del basket nazionale avrebbero mai calcati i palcoscenici di serie A1? Avremmo mai avuto lo scudetto di Sassari, la splendida favole di Biella e quella attuale di Cremona?. Avremmo mai potuto battere le mani a Capo d’Orlando che limita a 50 punti la ricca Milano? Avellino avrebbe mai partecipato all’Eurolega, vinto una coppa Italia, ampliato il proprio palazzetto. Ci sarebbero mai state le condizioni in queste realtà per una crescita dal punto vista societario, organizzativo? Se si fosse ragionato alla "eurolega" in Italia  molte piazze la serie A l’avrebbero giocata solo con la play station.