Eurolega amara: Sassari e Milano l'improvvisazione parte dal vertice dell'impazienza

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1333 volte
Eurolega amara: Sassari e Milano l'improvvisazione parte dal vertice dell'impazienza

Il buongusto e una certa delicatezza, in un momento così difficile per gli efferati avvenimenti di Parigi, ci hanno spinto a non intitolare questo articolo “Euroleague semina cadaveri eccellenti in Europa” che sarebbe stato efficace ma non rispettoso dei morti uccisi incolpevoli al Bataclan e dintorni ma neanche dei vivi che oggi sono costretti a privarsi dell’attività sportiva, teatrale, ludica a Bruxelles e in tutto il Belgio. Romeo Sacchetti allunga la lista delle ambizioni perdute delle società alla caccia di un posto alle Top 16 (solo poche ore dopo la cacciata di Goodes da Tel Aviv) e rende giustizia a certi sberleffi rivolti verso chi vinceva a mani basse in Italia e si fermava sul più bello nella massima competizione continentale (leggi Montepaschi Siena e Pianigiani): vincere è difficile, vincere in Euroleague lo è troppo di più. Ma l’esonero dell’allenatore del triplete cestistico è da considerarsi nella norma, per colpa di certi meccanismi che si corto circuiscono spesso nelle dinamiche degli sport di squadra.

Stefano Sardara ha messo a repentaglio, in cinque minuti di conferenza stampa, tutta la simpatia del selfmademan che si era conquistato negli ultimi anni. Definitivamente. La paura forse di perdere la fama del Re Mida vincente o una valutazione esagerata dello spogliatoio della Dinamo, chissà quali e quanti film sono passati in questi giorni nella testa del manager che ha inventato i Giganti al Cubo. Oggi Sassari ha perso l’innocenza, definitivamente. Si giocherà, si vincerà, ci si commuoverà ancora ma non sarà più la stessa cosa.  Adesso Sardara scoprirà che il ciclo di Sacchetti si era chiuso a fine giugno smantellando la formazione che ha vinto lo scudetto 2014-15 e che un ciclo si fa con le risorse per poter trattenere in squadra gente come Shane Lawal, Rakim Sanders e Jerome Dyson e non rifondare il gruppo. Sapendo che la continuità tecnica potrebbe non bastare ad assicurare la vittoria.

Oggi infatti, a bocce del sabato ferme, avremmo dovuto considerare che le rifondazioni fanno male a chi al vertice ci “DEVE STARE” e non ha la possibilità di rifondare per qualsivoglia motivo. 1 vittoria in 10 gare delle due italiane gridano forte il concetto. Repesa, già castrato dalla mancanza dei Nazionali causa Eurobasket, non aveva certo bisogno di tournèe in America e amichevoli di lusso con i Celtics – che al pari del Maccabi non devono sentirsi offesi. Ma di sparring partners adeguati per provare con calma i meccanismi e trovare la chimica di gruppo, pur avendo il vantaggio di portare con sé alcuni uomini che già conoscono il suo metodo. Luca Banchi lo sapeva tutto questo, l'aveva già sperimentato sulla sua pelle, ma la storia non insegna niente a nessuno; Melli e Hackett sono andati ad arricchire modelli già collaudati e per questo fanno bene. Sacchetti paga la mancanza di tempo, quello che occorre al gruppo nuovo “di pacca” per formarsi compiutamente e a Varnado e Petway di giocare il basket che gli viene chiesto più che quello che hanno imparato oltreoceano. Il tempo che avevano avuto Lawal e Sanders lo scorso anno.

Non pensava Meo di poter essere così repentinamente accantonato senza neanche un monito pubblico, una lettera di avvertimento? Nemmeno noi. Una settimana fa avevamo scritto che era già l’ora di pensare a una buona e magari vincente Eurocup per il Banco di Sardegna che invece adesso si trova a dover aggiungere la ricostruzione tecnica del modulo di gioco a quella umana degli atleti a disposizione. Chi arriverà vorrà poter mettere in pratica la sua idea di basket, non completare quella di Sacchetti. Forse chiederà qualche rinforzo aggravando il conto economico. Rimangono 26 giorni alla fine della Regular Season, più altri 18 all’inizio delle Last 32. Nel mezzo il campionato di serie A Beko che entra nel vivo della lotta per non rimanere esclusi dalle Final Eight di Coppa Italia. Che il nuovo allenatore arrivi presto e azzecchi anche qualche colpo di fortuna, tempo per cercare la quadra non ce n’è all’orizzonte. Con le aspettative che ci saranno adesso su di lui il primo errore, la prima gara persa sarà l’inizio del tutti contro tutti, delle recriminazioni, degli scaricabarile. E il giocattolo di Sardara potrebbe rompersi definitivamente, dopo aver bruciato la simpatia.