Dilettanti di serie A, dirigenti spocchiosi e arbitri rabberciati

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 3188 volte
Dilettanti di serie A, dirigenti spocchiosi e arbitri rabberciati

Che gratificazione può aver ricevuto un telespettatore della partita Venezia - Cantù che nell'ultimo quarto ha sentito via etere un emerito imbecille gridare a due passi dai microfoni Rai i peggiori insulti agli arbitri, accusati chissà perchè di essere lì a fare da zerbino alla Pallacanestro Cantù? L'estate potrebbe essere l'ora di un corso di bon ton obbligatorio per tutte le squadre che vanno in televisione: a seguire la deriva del calcio con certe immagini e una certa violenza verbale ci vuole veramente poco.

Puntiamo l'attenzione su una partita intensa fin dalla palla a due, vista l'importanza della posta. Eppure la gara scorre abbastanza lineare, almeno fino all'ultimo quarto. Disturbare i timeout della panchina avversaria è un must, insultare pesantemente l'avversario è una pratica sdoganata definitivamente con le spallucce (non provocatorie) di Hackett a Masnago agli epiteti dei varesini (che a Siena avevano udito certe frasi rivolte ai propri giocatori, ad onor del vero) in una serie di semifinale che è rimasta nella storia del basket italiano.

Metta World Peace ha preso due giornate di squalifica per "aver tenuto un comportamento diretto a fomentare la reazione del pubblico". La terna arbitrale aveva la testa altrove, visto che il pubblico non aveva atteso un bel nulla e da un pezzo ne combinava di tutti i colori. L'ala americana ha fatto una penetrazione e si è ritrovato un gomito nel collo. Un pò di baruffa, roba di assoluta venialità visto che nemmeno dalla panchina si era alzato qualcuno, e Metta che mima agli arbitri il lancio di una bottiglietta d'acqua verso di lui. Espulsione ridicola.

Paternicò potrà pure vantarsi negli anni futuri di essere entrato nella lista degli arbitri che hanno tartassato Ron Artest in Panda Friend. Ma lo faccia con gli amici al bar e chieda in Federazione di non tornare mai più a dirigere una partita che passi in televisione. Con la sua esperienza ha commesso una serie di sbagli ridicoli di cui il referto è la ciliegina sulla torta. Poteva smorzare i toni e glissare, avrebbe fatto niglior figura.

Sfinito e stressato dalla competizione sportiva ed elettorale insieme, anche il presidente Brugnaro ha dato di volta come un qualsiasi presidente pallonaro, tipo il Ferrero della Sampdoria. Il messaggio - quello che in questi anni è passato in Grecia e vediamo con quali risultati - è che costa poco fare casino: 3.000 euro per aver tenuto un comportamento “platealmente avverso e protestatario verso le decisioni arbitrali” e altri 3.000 euro per tutto quel che è volato in campo, definito non contundente, collettivo, frequente, ma anche sporadico e senza danno.

Conta solo vincere. Oly e Pana cominciarono così e oggi viaggiano con altri zeri nelle multe e palazzetti chiusi al pubblico, ma godono di proprietari ultramiliardari ... e gli stranieri bravi se li comprano lo stesso: quello che noi chiamiamo budget per loro è un semplice sfizio. Capita la differenza? I professionisti vanno dove sono i professionisti. Se la serie A è una palestra di dilettanti, i professionisti, compresi i direttori marketing delle aziende che gestiscono i soldi della pubblicità e delle sponsorizzazioni, guardano altrove.

Se vogliamo una pallacanestro italiana più grande, più forte, più divertente e perchè no? più remunerativa non abbiamo bisogno di certi arbitri affetti da senile protagonismo e dirigenti che aizzano il pubblico con gesti plateali. E se negli ultimi due anni abbiamo tollerato il ritorno di sirene e trombette nei palazzetti perchè servivano a qualche dirigente intoccabile, sappiamo bene adesso che di intoccabile è rimasto ben poco. Perchè quel certo modo non ha fatto gli interessi collettivi e, alla fine, nemmeno quelli personali.

P.S. Per i dietrologi che non mancano mai, vogliamo ricordare che gara 5 l'hanno vinta le grandi prestazioni individuali di Tomas Ress e Julyan Stone, che in un contesto generale ottimo hanno dato quel qualcosa in più che ha fatto la differenza.