Claudio Toti, gestire una società con snobismo aristocratico non ha futuro

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 2946 volte
Claudio Toti, gestire una società con snobismo aristocratico non ha futuro

Non ci riesce di capire che immagine voglia dare di sè il presidente della Virtus Roma, un uomo che sembra intrappolato in una torre eburnea di tempi e di modi di fare del secolo scorso che nelle dinamiche attuali è un atteggiamento perdente e francamente antipatico. Di questi tempi lo sport di primo livello è un business; l'aspetto economico fondamentale come l'aspetto sportivo per il presente come per il futuro. Non si può più ragionare nè come mecenati di una volta e nemmeno con l'altezzosità di uno cui tutto sia dovuto.

Claudio Toti è stato intervistato ieri dal Tg2 Sport a pochi giorni dal 9 luglio, data di non ritorno per la Virtus Roma in serie A nella prossima stagione. L'ammissione del presidente: "Forse ci si poteva aspettare un'attenzione diversa da parte della città, da parte degli sponsor, da parte del pubblico dimostrando amore per il basket e affetto per questa società. Lo stesso affetto che nutro io verso la società e il tifoso" non sappiamo che gliel'ha consigliata.

Cosa ci leggiamo tra le righe? Di un presidente tanto snob quanto lamentoso. Incapace di generare business - o di mettersi vicino persone capaci; incredulo del fatto che nessuno sia disposto a portergli i soldi a scatola chiusa senza sapere che prodotto verrà offerto; pietistico nel cercare a tutti i costi finanziamenti pubblici a fondo perduto che non esistono più.

Quando l'anno scorso chiese un certo numero di abbonamenti per andare al PalaLottomatica senza spiegare che prodotto avrebbe offerto in cambio, fece un'altra alzata di ingegno fallimentare. I Romani, capendo che nemmeno lui sapeva che squadra sarebbe stata allestita, perchè avrebbero dovuto portargli i soldi?

Ma vedendo i numeri di questa stagione fallimentare, dal punto di vista dell'ambizione sportiva, dell'Olimpia Milano, Toti non ha preso spunto per rinnovarsi. Perché dal punto di vista della risposta del pubblico lombardo - unica realtà numericamente paragonabile alle dimensioni della capitale in Italia - non si possono fare che i complimenti alla capacità dei manager di Armani di creare il successo con il Forum costantemente pieno e con le iniziative mediatiche e di marketing che sono state fatte.

Il presidente della Virtus Roma è come un Sansone sfiatato, va in televisione e annuncia che norirà con tutti i Filistei; ma i tempi sono cambiati, e i suoi "responsabili" si sono tutti scansati. Anche la vicenda Vescovi va letta in questo senso. L'ex presidente varesino ha parlato una lingua incomprensibile per Toti e, come è arrivato, è tornato indietro nel giro di 48 ore. Si annuncia un passaggio doloroso quanto necessario per la pallacanestro della capitale.

Una volta i cambi di proprietà sancivano i cambiamenti sportivi nella vita di un club; in questo caso la chiusura della società creerà uno spazio vitale per chi avesse voglia di investire nel basket capitolino. Toti è stato intervistato e ce lo ha detto, ma dubitiamo che abbia compreso cosa ha ammesso in televisione. Che dando la colpa agli altri ha certificato la sua inadeguatezza ai tempi moderni.