Parliamo di tecnica

19.03.2010 11:57 di  Roberto Bernardini   vedi letture
Fonte: Sandro Spinetti, opinionista di Pianetabasket
Parliamo di tecnica

La FIP ha iniziato un programama di mini-clinic regionali per migliorare gli Allenatori e molti parleranno del Tiro.

Con poca modestia, diamo un contributo di idee e di riflessione, aprendo forse una rubrica.

Il TIRO

Tra i fondamentali offensivi il tiro è certamente quello più importante in quanto è la sintesi finale di ogni azione.

Il palleggio, il passaggio, le finte, i tagli, i blocchi e quanto altro resterebbero fini a se stessi senza il Tiro.

Va quindi posta assoluta importanza e dedicato un particolare allenamento ai vari momenti e movimenti che costruiscono un Tiro.

Come tutte le azioni prodotte dall'uomo, anche il Tiro inizia dalla testa, parte dalla testa e deve essere in pieno controllo della testa.

Il Giocatore che non possiede questa qualità o questa capacità di controllo, non sarà mai un grande tiratore.

Mi direte : " che c'entra la testa con l'estensione del braccio, la frustata del polso e la spinta finale delle dita ?

C'entra e c'entra molto, soprattutto se il Giocatore non è un tiratore naturale, se il suo talento va sostenuto da un perfezionamento del gesto tecnico-meccanico, se la qualità e l'efficacia del Tiro, di quel giocatore, vengono condizionati dalla distanza, dalla pressione dell'avversario, dalla esecuzione di altri movimenti preparatori (palleggio, allineamento dei piedi, caricamento e frustata).

Tutto questo è vero, quanto è vero che il tiratore naturale, il Giocatore che tra mente e corpo ha un perfetto ed automatico equilibrio, lo si vede nella esecuzioni dei tiri liberi.

Equilibrio, spinta armoniosa che parte dalle gambe, estensione del braccio, frustata del polso, carezza delle dita e parabola dolce ed arcuata, sono le note che fanno di questa esecuzione un perfetto spartito di musica.

La Testa, inoltre, è utile, necessaria ed indispensabile per divenire gli allenatori di se stessi e mai, come per il tiro, essere i primi allenatori di se stessi permette la correzione degli errori, il recupero di buone percentuali ed il pieno controllo della propria azione.

Il palleggio ed il passaggio, i blocchi ed i tagli, possono essere corretti e migliorati dall'intervento dell'allenatore, il tiro NO o molto, molto meno, anche se si è buoni dimostratori (ce ne sono ancora in Italia ?).

Il Tiro lo devi sentire in te stesso ed in ogni movimento del tuo corpo, una sensazione che parte dalla mente, si trasferisce alle membra e ritorna nella mente.

Il vero tiratore pensa prima di tirare, tira in assoluto automatismo e dopo aver lasciato il pallone sa già se ha segnato.

Tira bene! Ma cosa significa questo comando che echeggia perentorio nelle palestre : meno di nulla !

Al Giocatore, soprattutto se giovane, va impostato una corretta meccanica, va lasciato libero di adattarla al suo corpo e quindi seguito e consigliato affinché impari il controllo dei suoi movimenti e la consapevolezza della causa dei suoi errori (quanti Giocatori hanno questa capacità ?).

Quando si fanno gli esercizi di tiro : da fermi, in sospensione, in movimento, per condizionamento fisico, è il Giocatore che deve capire se le gambe spingono, se il braccio e la mano sentono il peso del pallone e se gli occhi e la mente vedono il canestro.

L'errore non sta in un canestro sbagliato, ma in quello della poca parabola, della percezione errata della distanza, dell'incerta uscita del pallone dalle mani, dalla pesantezza della gambe; queste sono le cose che un Giocatore deve avvertire, capire e correggere. Da solo!

Con questa lunga premessa abbiamo messo a fu0co l'importanza della Testa nell'esecuzione di un Tiro e veniamo quindi alle altre fasi necessarie allo sviluppo di una corrette ed efficace azione di tiro.

Partiamo dai piedi e dalle gambe, ingranaggi e molle da cui inizia il Tiro e che ne condizionano slancio, forza e risultato.

Equilibrio e spinta sono gli effetti che trasmettono gas ed energia al braccio, al polso ed alla mano, rendendo fluido e leggero quello che sarebbe altrimenti contratto e pesante.

La spinta che inizia dal movimento in estensione delle caviglie passa nel caricamento delle gambe, trasferire l'inerzia al distendersi del braccio, il tutto si centrifuga nel taglio del polso, fino all'educato rilascio delle dita che ne concretizzano l'azione e ne ammortizzano la forza.

Si, dalla gambe alle mani, in un unico continuo movimento per confezionare la perfezione di un Tiro.

Piedi paralleli, inesistente spinta delle gambe e solo spinta con la spezzatura del polso, possono anche fare centro, ma non sono un buona tecnica di tiro.

Parliamo ora delle mani, quei sensibili terminali che rendono la pallacanestro una musica ed il pallone un pianoforte da accarezzare con cura, leggerezza ed amore.

Molti sono i modi di "imbracciare" il pallone, ma solo una è la più corretta : pallone poggiato sulla prime falangi delle dita, senza che tocchi il palmo della mano e pronto per essere gestito, alla stessa maniera, anche per un eventuale palleggio od un immediato passaggio : il palmo della mano, se coloratissimo di nero un pallone, resterebbe pulito.

Il polso è lo snodo del tiro, l'ammortizzatore delle spinte di gambe e braccio, la molla che fa scattare in alto le dita per l'ultima carezza alla sfera che inizia il suo volo.

Le dita, infine, sono la leva rigida e flessuosa che spinge verso l'alto il pallone e 5 corde che ricadono poi mollemente dopo aver abbandonato il contatto con il lucido cuoio.

Sembra tutto facile, ma non è così, anzi è peggio per "colpa" del minibasket, che anticipa gli sforzi balistici dei bambini e del tiro da 3, che condiziona parabola e spinte: nelle giovanili, fino a 14 anni, il tiro da 3 andrebbe (forse) abolito!

E' una semplice provocazione ? Non credo ed invito tutti ad una riflessione ed a chiedere lumi ai primi nomi che mi vengono in mente (Carlo Recalcati e Pino Brumatti) che, ai bei tempi, facevano il tiro a segno con il Vostro Autore.

Il percorso fisico-mentale-meccanico sarebbe terminato qui, se non fosse utile riaffermare il concetto dell'autotraining, cioè la capacità del Giocatore di allenare se stesso, capendo, provando e correggendo gli errori, nella ricerca di un costante miglioramento per raggiungere il proprio limite.

Campioni si nasce, ma buoni Giocatori si può diventare.