All’inizio di ogni campionato i cervelli dei "maghi" della panchina sono in ebollizione perpetua, le meningi di tutti i coaches devono spremersi per affrontare e padroneggiare ogni tipo di problema. Poi, col passare delle giornate e delle partite, ogni difficoltà, per quanto possa rimanere grave o addirittura acutizzarsi, diviene nota, scontata, prevista. Siamo ormai a metà campionato, più di un tecnico (a qualsiasi livello) ha già fatto le valigie, come sempre succede. Ma oggi, a coloro che siedono ancora, le società chiedono soltanto una cosa: il fattore novità o fattore sorpresa. Situazioni nuove nei confronti delle avversarie stesse. C’è chi ci riesce (pochi) e chi prosegue la propria strada accontentandosi di quello chiestogli dalla società d’appartenenza. Parliamoci chiaro, i “maghi” della panchina di una volta non ci sono più, tant’è che qualcuno (vedi la Reyer) è andata a cercare il “paron” Zorzi per vedere di dare una scossa a una squadra veramente rimasta senza nerbo e con poca salute. Alle improvvisazioni del passato, sicuramente Tonino dirà a Mazzon di sviluppare un gioco più controllato, sia in difesa che in attacco. Chi tende a un gioco più razionale, basato su schemi precisi, è destinato ad essere premiato. Con un basket ordinato e schematico, c’è meno spazio per vedere dello spettacolo, ma anche meno “cavolate”. L’ambiente tecnico è sempre in maturazione, ma resto un amante della difesa dove chi la studia con una maggior attenzione, trova maggior versatilità e beneficio generale. Una cosa che non capisco sono quei coaches che continuano a cercar giocatori anziché guardare a quello che si ha sotto gli occhi. Allenatori che fanno i manager anziché allenare e insegnare. Se questo è il basket che avanza, meglio tornare indietro.
A prova di meningi due...di Sandro Spinetti (opinionista di Pianetabasket)
Poche volte un articolo sintetizzato in semplici concetti ha contenuto un così alto numero di verità.
La prima considerazione è che si deve ricorrere al passato (Zorzi), per correggere il presente (di molti allenatori) e per poter sperare in futuro migliore (qualità del gioco e dei giocatori).
Altre volte è stato detto, ridetto e forse oppresso i lettori con il raffronto tra basket e pallacanestro, evidenziando che il basket è atletismo (si), ma soprattutto frenesia (da flipper) e si nuovamente dovrebbe guardare alla pallacanestro, meno muscolare (anni '60 ed '80) e più riflessiva (giusta alternanza tra velocità e ritmo a necessità) per dare qualità, fantasia ed equilibrio a questo gioco.
Parole sante quelle che richiamano gli allenatori a non omologarsi, a non tagliare e cucire giocatori, ma tornare ad insegnare loro, "sfruttarli" per le loro doti, far capire quanto la pallacanestro è capace di produrre.
Ho il dubbio che qualche allenatore (forse più d'uno) sono figli dei libri, dei clinic e degli stage, molto, ma molto, ma molto meno del campo ed anche quelli provenienti da importanti esperienze all'interno dei 28 x 14 finiscono per farsi travolgere da santoni e mode.
Ma il difetto nasce dai Settori Giovanili, nei quali i tecnici sono il più delle volte degli allevatori (di polli) che dei contadini che con zappa e vanga (curano l'orto) insegnano, lasciano sbagliare e con un sorriso correggono i nostri ragazzi.
Ma certo una schiacciata ed un tiro da 3 fanno spettacolo, ci rendono belli ai giornalisti ed alle televisioni, ma non rendono giustizia alla pallacanestro.
Cancelliamo il tiro da 3 fino alla categoria juniores, applichiamo tutte le difese possibili fino ai campionati cadetti, impariamo (noi allenatori) ed insegniamo (ai giocatori) e facciamo capire (ai dirigenti) che la Pallacanestro è un Gioco di Squadra, non è un grand'Hotel o un esercizio circense da otto volante.
Più meningi e meno libri, più lettura del passato e meno presunzione di dominare presente e futuro, vedere, rivedere e stancarsi di imparare dalla Spagna della finale olimpica contro gli States (un lezione di umiltà, coesione, orgoglio e tante, tante meningi da parte di tutto il team).
Purtroppo, parole sprecate (per chi ama la pallacanestro), soldi sprecati (per i Presidenti che assecondano la porta girevole), spettacolo negato (per il pubblico che si confonde in esercizi di salto e tiro, pensando che quello è il vero basket).
Ma soprattutto vi chiedo, dimostratemi il contrario e sarò felice di dire : mi sono sbagliato !