Tra conferme e delusioni
C’è stata in questa partenza dei campionati delle “minors”, un’accentuazione dell’aggressività difensiva. Essa non vien dedotta dai punteggi più bassi, che dipendono notoriamente dal minor numero di tiri e dalla minor percentuale; la constatazione vien fatta, invece, osservando le partite. Ormai vige per tutti gli allenatori la regola del “si vince prendendo un canestro in meno”. Mi permetto di dire e ricordare, se mi è concesso un discorso prettamente tecnico, che il principio del basket è quello del “no-contact-game”. Si chiama così non già perché i contatti non si verificano (tutt’altro!); bensì perché – quando i contatti si verificano – il responsabile è colui che li provoca, e che da essi tenta di trarne vantaggio. Di qui la necessità di saper distinguere tra la difesa aggressiva (che è sacrosanta) e la “pseudo-difesa” che invece cerca, provoca, accentua i contatti. Quest’ultima è sicuramente eretica, è antibasket, e va stroncata. Assistere a festival di “accrochages”, di tenute, di spinte, urti, sandwich, e chi più ne ha ne metta… Non è un bel vedere. Auguriamoci, con la cortese collaborazione degli arbitri (i quali esistono perché devono far rispettare il regolamento), faccia segnare un ritorno ad una più ortodossa interpretazione del gioco: senza di essa, non vi è progresso.