Orgoglio e passione
Alla vigilia dell’inizio del campionato di serie A dilettanti non potevamo trascurare il “fatto” più importante di questa stagione, l’avvento della Fortitudo Bologna. Qualcuno, volendo fare lo spiritoso, ha detto che la “Basket-city” non c’è più. Quale errore più grande. Il capoluogo emiliano perde, di fatto, il derby ma non certo la passione della sua gente verso questo sport e la Bologna bianco blu ha dimostrato cosa vuol dire avere una "fede" per una squadra. Pur retrocessa due volte in una stagione, il suo derby l’ha già vinto, quello degli abbonati. Uno schiaffo morale ai virtussini. Due identità completamente diverse. Distinto e un po’ con la “puzza” sotto il naso quello bianconero, come dice Lucio Dalla, orgoglioso fino al midollo e passionale il fortitudino. Due amori diversi in due stili diversi. E questa diversità nasce ancor prima del 1932, allorché nella piccola palestra Canetoli, luogo dove attualmente c’è la sede della G.S Fortitudo in via San Felice 103, il cavaliere Renato Degli Esposti affascinato dallo sport che viene dagli Stati Uniti chiamato Palla al cesto, decise di mettere due canestri e di fondare la sezione pallacanestro della Fortitudo. Tutto è collegabile dalle sfide Virtus e Fortitudo dal lontano 3 ottobre del 1901 grazie a Don Mariotti che volle dare un sostegno maggiore all’utilizzo del tempo libero da parte dei giovani di Bologna istituendo, appunto, la Società Ginnastica Fortitudo e mettendosi in contrapposizione alla Società di Educazione Fisica Virtus, nata 30 anni prima. Tornando al basket, ufficialmente la sezione palla al cesto della Virtus nacque un anno dopo, nel 1933 (ma l’attività virtussina iniziò, non si sa bene se nel ’27, nel ’28 o nel ’29, questo è un altro derby di notizie), fatto sta che la Virtus, più ricca, dal 1934 partecipò alla massima serie, mentre i cugini ci arrivarono solamente nel 1966 acquistando i diritti di un’altra società bolognese, l’Alcisa Sant’Agostino. La rivalità cestistica salì al 100% nel 1971. La Virtus, abbinata Norda, aveva evitato la retrocessione in un drammatico spareggio a tre, con Biella e Livorno, alla Palestra Parini di Cantù, mentre la Fortitudo, sponsorizzata Eldorado, le arrivò subito davanti, ma quel derby vinto di 18 punti dagli allora “camillini della Effe” (71-53) divise la città in due. A molti stava simpatica la Fortitudo perché non vinceva mai o vinceva meno, un po’ quello che nello stesso periodo succedeva a Milano tra il Simmenthal e la All’Onestà, quest’ultimi chiamati dai tifosi delle scarpette rosse i “cugini di campagna”. Il seguito della storia la conoscono anche i più giovani, magari non sanno che Basketcity è nata in Via Ugo Bassi dove c'era la Sala Borse, che nel '52 Bologna aveva tre squadre nella massima serie, che i primi derby eran Virtus-Gira, che il Gira nel '54 si permise di arrivare seconda in campionato davanti alla Virtus-Minganti del pivot Calebotta. C'era l'Oare e la Moto Morini...insomma, basketcity è anche tutto questo. Oggi siam arrivati che una Società ha cercato di aiutare l’altra in difficoltà, rifiutato l’aiuto, non ha rifiutato il prestito di un giocatore: Quaglia. Gli animi si sono un po’ stemperati, il virtussino guarda con rabbia la supremazia della Montepaschi Siena, il fortitudino mette in campo tutto il suo orgoglio. Ritrova qualche vecchia rivale di non poco conto come la Vemsystemi Forlì, c’è Verona, Trieste, Brescia, ma il Madison di Bologna, il PalaDozza, sarà sempre pieno e festoso. La caccia alla Fortitudo, l’intrusa, è partita!