Virtus Bologna, l'a.d. Sabatini: «Serie A con meno soldi o giù tra i dilettanti»
BOLOGNA - Quando Claudio Sabatini esterna, le sue parole fanno sempre rumore. Gli argomenti di attualità sono caldi: il futuro della Virtus e la vicenda del premio per i minuti di gioco concessi agli italiani tengono banco tra dubbi e polemiche. Il 55enne manager bolognese, al decimo anno di gestione della V nera, oggi copre il ruolo di amministratore delegato della Fondazione Virtus, un'assise di 14 membri guidata dall'imprenditore Francesco Bertolini.
Sabatini, la stagione della Virtus è praticamente finita, sulla prossima lei ha lanciato l'ombra della LegaDue. E' questo l'epilogo?
«Nel basket i conti non tornano, è un gioco che garantisce solo perdite. Perciò bisogna fare profonde riflessioni. Con la Fondazione ci troveremo ad affrontare come primo problema il ripianamento dei debiti dell'attuale gestione. Non è una cifra importante ma potremmo decidere di non mettere altri soldi. In quel caso o si vende o si liquida il club. Io ho venduto per un euro la Virtus alla Fondazione un anno fa, per la stessa cifra (più i debiti) può essere rivenduta a soggetti terzi. Se invece ripianiamo, la Fondazione indicherà quale budget investire. Da parte mia, per un programma di risparmio, intendo proporre la discesa nel campionato dilettanti (misto LegaDue-Lnp) che comporta un risparmio di 1.8 milioni puntando su una squadra di giovani italiani. Ovviamente, con la salvezza la Fondazione può decidere di rimanere nel massimo campionato ma anche in questo caso con un budget ridotto rispetto a quello attuale».
È un programma al ribasso (nota: i regolamenti Fip non ammettono l'autoretrocessione, può concederla in deroga solo il Consiglio Federale): come lo prenderanno i tifosi?
«Abbiamo 8mila presenze, ringrazio il nostro pubblico per la fiducia ma devo essere pragmatico. Oggi l'incidenza degli abbonati vale il 15% del budget, ovvero 600mila euro contro i 3.5 milioni dei soci. Quest'anno ho tagliato 1.2 milioni sul monte stipendi della squadra, vuol dire coprire due stagioni di abbonamenti. Se facciamo la LegaDue ne copriamo tre. Questo è il rapporto che si deve fare. La matematica non è un'opinione».
Lei oggi non è molto popolare, continuerà in questo lavoro?
«Sono sereno, è stata la Fondazione a chiedermi di rimanere. Ma dopo dieci anni potrei avere altri stimoli. Di certo gli attacchi che ho subito di recente non mi spingono ad andare avanti. Accetto le critiche ma non posso passare per ladro e speculatore».
Come procede la vicenda dei giocatori statunitensi tagliati a beneficio degli italiani per vincere il premio Fip di 210mila euro?
«Dipende da come intende comportarsi Caserta che occupa il secondo posto nella corsa al premio. Noi siamo in media annuale coi minuti concessi ai nostri italiani, loro nell'ultimo turno hanno aumentato in modo sospetto. Domenica deciderò quale formazione schierare contro Venezia. Smith è fuori. Quel premio è il nostro obiettivo stagionale. Agli amici della Juve dico che sono più casertano di loro. Acca nisciuno è fesso».
Andrea Tosi