Montecatini: Gino Natali auspica un aiuto dal Sindaco
I posti dove è più facile incontrare Gino Natali sono più o meno tre. Montecatini e il 'buon ritiro' estivo di Quercianella sono i 'classici', i più amati da sempre.
Il terzo, facendo una battuta, probabilmente è la tribuna vip del Milan, giusto una fila di poltroncine sotto a Galliani e Berlusconi, dove da anni è facile avvistarlo nei servizi delle trasmissioni domenicali.
Proprio ieri lo storico Gm rossoblù ha firmato il rinnovo del contratto con la Best Union Company, una società quotata in borsa che gestisce il personale e le biglietterie di molti stadi italiani per vari eventi, dallo sport ai concerti. Tra i soci ci sono Nicoletta Mantovani, la signora Pavarotti, e Giorgio Seragnoli, l’ex patron della Fortitudo.
'Sono il responsabile dei grandi clienti a Roma e Milano - spiega Natali - tra cui il Milan e la Lottomatica Roma. È un lavoro che mi impegna solo qualche giorno alla settimana e mi piace: in questi giorni abbiamo acquisito i mondiali di nuoto, grazie a Giovanni Malagò, e quelli di boxe. Ho anche un’attività con mio genero Francesco Colonnese: ci occupiamo di sponsorizzazioni, portando per esempio il marchio Altair degli Emirati Arabi al Milan'.
La carriera nel basket è in stand-by o chiusa?
'È un capitolo finito. Ho fatto il manager per 25 anni, portando Montecatini in A1, e rimanendo sette anni sia a Roma che a Milano. Cosa potrei volere più di questo? E poi sono uno che ha sempre vissuto quel mestiere in modo emotivo, con molto stress. Ora mi godo i due posti più belli del mondo, Montecatini e Quercianella, e il mio nipotino Lorenzo, che adoro'.
Venendo dal basket, che mondo hai trovato nel calcio?
'Tutto è amplificato rispetto alla pallacanestro: sul piano economico, emotivo, mediatico. Basta dire che personalmente ho avuto più visibilità da quando collaboro col Milan, perché mi si vede allo stadio, che in 45 anni di pallacanestro, da giocatore e dirigente ai vertici'.
Il basket oltretutto non è più quello dei tempi d’oro.
'Indubbiamente è così, e vedo tre motivi. Il primo è la crisi economica, che ha tolto di mezzo i mecenati. Il secondo è l’apertura delle frontiere, che ha indebolito il movimento diminuendo i giocatori italiani. Infine credo che il professionismo sia assurdo per questo sport. In pratica si spende di più in tasse e contributi che per la gestione vera. In questo senso bisogna fare qualcosa e Meneghin aveva buone intenzioni. Purtroppo però esistono ostacoli troppo alti anche per un omone grande e grosso come lui'.
Quali sono le maggiori soddisfazioni e amarezze della tua carriera?
'Come soddisfazioni le promozioni con Montecatini, la Supercoppa a Roma e la finale scudetto a Milano. Nessuna amarezza in particolare, solo quelle quotidiane che si devono affrontare nella vita professionale'.
Montecatini vive un’altra estate difficile. Che ne pensi?
'Sono dispiaciuto, anche se capisco che fa parte di una crisi generale. Credo che Galligani si debba ringraziare perché insieme ai Magrini ha mantenuto vivo il basket. Ora da soli non ce la fanno, è comprensibile. Servono forze nuove e un piano chiaro, con un obiettivo in mente. Al sindaco, che è un amico a cui faccio i complimenti per l’elezione, chiedo di considerare il basket una priorità. Lo è per ragioni di storia, ma anche di aggregazione e di impatto sociale. Deve intervenire e coinvolgere persone che possano aiutare. È un appassionato, sono sicuro che con il nuovo assessore Stefano Pucci, altro uomo di sport, si daranno da fare'.
Galligani aveva auspicato un tuo coinvolgimento.
'Con Simone ho da sempre buoni rapporti, e ho dato una mano quando c’era la possibilità. Continuerò a farlo, perché voglio bene a Montecatini e alla pallacanestro'.
Nel futuro di Nicola c’è ancora l’Agricola Gloria?
'Dipende da come andranno le cose. È un ragazzo in crescita, che tiene da morire a quello che fa. Se potrà farlo qui, non c’è niente di meglio. Se le condizioni non saranno quelle giuste, credo che sarebbe utile, anche come uomo, fare un’esperienza da un’altra parte'.
Lorenzo Mei