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La Supercoppa di Rimini senza il fischietto n.1, perché Lamonica ha detto no?La scelta della terna per Mps-Cantù di sabato 22 riserva altri colpi di scena, designato l'internazionale Chiari con Cicoria e Paternicò
15.09.2012 17:01 di Redazione Pianetabasket.com
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(Enrico Campana) - Quando si dice che certe cose nascono male e finiscono peggio. Gigi Lamonica ha rinunciato sorprendentemente alla designazione per la finale di Supercoppa di sabato 22 settembre Rimini fra Mens Sana Siena e Pall.Cantù. La Federazione dovrà fare un monumento a Lamonica, perché adesso questa defezione salva almeno le apparenze del new deal arbitraale ricco di promesse e prospettive. La designazione delle terna Lamonica, Cicoria, Paternicò, si sa, era stata infatti richiesta inspiegabilmente quale punto irrinunciabile dalla Lega su una presunta motivazione di merito: quella di affidare la gara ai primi tre arbitri della classifica. Presunta perché la classifica arbitrale della scorsa stagione è stata contestata a colpi di ricorsi per l’uso dell’algoritmo che trasformava i giudizi in voti, e disconosciuta dagli stessi autori con le dimissioni in blocco dei consiglieri che appoggiavano Zancanella. Di stranezza in stranezza, messo alla porta il suo consulente alle designazioni, dopo una votazione al suo interno la Lega aveva chiesto per questa stagione il sorteggio totale. Perché poi ha voluto i primi 3 della classifica discussa? Cosa mai è successo?. E’ stato un atto d’imperio del presidente di Lega, sulle quali le società erano d’accordo a cominciare da Siena e Cantù?. Altra vicenda sconcertante: il Commissario fa un buon lavoro, fa sapere che i comportamenti saranno decisivi ai fini della valutazione, ma accetta la velina della Lega nella quale figurano due arbitri della terna citati nei verbali di Baskettopoli. Il primo oggetto che la Virtus Roma cita nell’esposto presentato da un proprio penalista, per una direzione tecnicamente infelice nella finale scudetto 2008. Il secondo per violazioni comportamentali mica da ridere, anche se ritenute prescritte dal Procuratore,e comunque una sospensione dell’attività all’inizio della stagione scorsa. Cosa aveva fatto ? Si era limitato a richiedere al capo degli arbitri di eliminare “fisicamente” una collega, fatto confermato peraltro nell’interrogatorio. E poi una raccomandazione a favore del fratello di un collega, probabilmente per aiutarlo nella carriera. E infine un’altra telefonata col capo degli arbitri nella quale i due parlano di un acquisto ancora non saldato, probabilmente riguardante l’attività commerciale del fischietto più controverso d’Italia. Che, guarda caso, in quel tempo ricopriva anche un ruolo di vertice di un organismo riconosciuto dalla Fip. Questo la Fip l’ha sempre ignorato, perché mai? Per non cominciare dunque con un braccio di ferro con la Lega che già torna a tirare fuori la “famosa” Convenzione ignorando che il CONI non l’ha mai approvata, la più indulgente Federazione al mondo ha ceduto. Eppure il Procuratore dovrebbe sapere come CTU del Processo di Reggio Calabria che la PM ha sostenuto nelle sue carte la delicatezza del ruolo degli arbitri, in quanto “pubblici ufficiali in pubblico servizio”. Proprio perché scelti, addestrati, spesati e premiati con un gettone di 1000 euro per gara che arrivano dallo Stato. Adesso, almeno, la Fip può dire di essersi ripresa le proprie prerogative, avendo designato al posto del n.1 dei fischietti italiani il veneto Roberto Chiari. encampana@alice.it
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