LA GUERRA DI PIERO
Ultimamente in Lega si è parlato spesso d’altro: la questione vivai ed extracomunitari, in settimana, ha continuato a tenere banco, ingigantendo la frattura esistente tra la Federazione ed i club di serie A e riproponendo il fantasma, in verità già a lungo paventato, del blocco dei campionati. A meno di 24 ore dalla palla a due vogliamo, quindi, spostare nuovamente l’attenzione sull’epilogo di una stagione a cui manca ancora una serie prima di definirsi conclusa. La finale, appunto, che scatta oggi alle ore 20 al PalaMensSana e vedrà di fronte Siena e Milano: i primi dominatori incontrastati di campionato (1 sola sconfitta) e play off, i secondi alla caccia del titolo a 4 anni dall’ultimo tentativo ( sconfitti dalla Fortitudo nel 2005). Dopo una stagione altalenante Piero Bucchi sembra aver trovato il bandolo della matassa e spera, come si legge dalle sue parole, di “ riuscire a mettere qualche granello nel meccanismo praticamente perfetto di Siena”, che in regular season ha rifilato 24 punti di distacco ai meneghini ed è alla sua terza finale consecutiva dopo essersi già aggiudicata Supercoppa e Final Eight di Coppa Italia. Numeri terrificanti che, però, paradossalmente non condannano ancora l’Olimpia al ruolo di vittima predestinata: le scarpette rosse, infatti, sono la sola squadra che tra andata e ritorno, seppur sconfitta in entrambe le occasioni, ha patito il minor differenziale di punti complessivo riuscendo ad inchiodare i toscani al di sotto di quota 80. Un dato che può confortare Bucchi, uscito finora sempre sconfitto nei 7 precedenti confronti con Pianigiani, a cui, inoltre, non potranno che far piacere le confortanti prestazioni offerte in post season del trio Taylor, Marconato e Jobey Thomas. Da valutare, invece, le condizioni di Hawkins costretto ad abbandonare il parquet dopo un colpo al ginocchio sinistro rimediato in allenamento, rischia di saltare gara1 , ma la sua esperienza e la sua fame di vittoria torneranno utili sicuramente più avanti. A patto che Milano non si faccia schiacciare da quel “motore quasi perfetto” che è Siena, i cui ingranaggi, alias McIntyre, Lavrinovic, Stonerook, e simili, difficilmente concedono una seconda chance. Curiosamente, attendiamo.