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L'appello degli ex capitanii della Benetton: «Possiamo salvare il basket»"Piranha" Vazzoler, "Rambo" lacopini, Pittis & C: «Non si può restare con le mani in mano ripartiamo da Universo Treviso» ma ci servono delle personalità che facciano da garanti
21.06.2012 10:28 di Redazione Pianetabasket.com
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Fonte: La Tribuna di Treviso La vecchia Associazione Pallacanestro Treviso sta morendo, ma Paolo Vazzoler, indimenticato capitano della Liberti e della Benetton, che quando giocava era sopronnominato "il piranha", uno che mordeva l'avversario e non lo mollava mai, non si rassegna. Oggi anche lui, al pari di altri ex capitani, sta dando una mano a Universo Treviso e si arrenderà solo di fronte all'evidenza. «Io ci credo ancora e non me la sento di non lottare più, vedrò Coldebella e Favaro per vedere come venirne fuori, c'è un gruppo di "fioi", qualcuno come Carlo Zanatta è già entrato nel consorzio. In teoria, oltre al milione e 40 mila, che è già un ottimo risultato, una certa cifra per partire ci sarebbe; ciò che manca è la società. E il rischio è che se a fine anno sei sotto, poniamo, di 200 mila, chi li paga? Una volta si chiamava Benetton, oggi non si sa. In quanto a Zago non mi pronuncio, ma mi piacerebbe tanto parlarci: so solo che un gruppo di persone affidabili a suo tempo dichiarò che era colui attorno al quale costruire il progetto, vedere che ora qualcuno casca dal pero mi sorprende alquanto. E se un giorno venissi a sapere qualcosa di poco chiaro non starò certo zitto: certe cose non si fanno». Perché non mettere a capo di Universo Treviso un pool di gloriosi ex capitani della Benetton? «Allora: io, lacopini, Pittis e Minto, anche se fanno i procuratori, magari anche Zin; e con loro persone di fiducia, vedi un notaio, un eminente commercialista, o altri personaggi del genere. Questo comitato metterebbe il proprio contributo finanziario e ci metterebbe anche la faccia, per garantire controllo sulle spese, serietà ed impegno e portare dentro qualcun altro. Ma se alla fine i conti non tornano, ripeto, chi paga?» Massimo lacopini, detto "Rambo", è un altro che non vuole arrendersi. «Oggi si volta pagina e si cerca di reagire, per continuare il sogno di avere la pallacanestro a Treviso. Alternative? Per ora non lo so, di certo Universo Treviso proseguirà a portare risorse, anzi se avremo la fortuna di partire, diventerà l'azionista di maggioranza, come a Varese. Ribadisco che chiunque voglia inserirsi lo può fare senza un impegno economico esorbitante, abbiamo il disperato bisogno di un segnale forte da parte di una o più entità. Il discorso è molto difficile ma anche semplice: si tratta solo di far partire il progetto. Le risorse ad oggi non sono sufficienti per fare una A decente, però il lavoro del consorzio è la strada giusta, nel senso che con la crisi che c'è bisogna chiedere meno ma chiedere a tutti, coinvolgere più aziende possibili. La vecchia proprietà non vende, cede la società alla figura, o a più figure, che la sosterranno, per tre anni: siamo convinti che questo lo possa fare il consorzio, ma non oggi. Ci è venuta a mancare la base su cui appoggiarsi. E non so se in poco più di una settimana riusciremo a trovarne un'altra. L'appello che faceva Pittis è rivolto alla vecchia proprietà appunto per avere altro tempo: questa avventura non può finire il 30 giugno, per salvare la Pallacanestro Treviso occorre più tempo. Il forfait di Zago ci ha ricacciato indietro di un paio di mesi, ma bisogna provare lo stesso a partire, è questa la priorità. Ce la dobbiamo fare. Zago? Non giudico chi non conosco, dal suo punto di vista è una scelta legittima, anche se mi risulta che non abbia pagato un euro: ma se non era mai stato convinto di questa cosa lo doveva dire o farlo capire all'inizio. Uscire a pochi giorni da un'iscrizione non ancora completata non mi è sembrata una grande mossa».
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