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PALLA A SPICCHI

Contro la crisi meno Professionismo e più Professionalità !

15.05.2012 19:17 di Sandro Spinetti  articolo letto 722 volte

Parliamo tutti di basket soprattutto in questo momento di crisi ed anch' io talvolta ne parlo bene, altre volte con spirito critico, ma sempre nell’intento di far riflettere sugli errori e sugli eccessi, nella speranza di dare un piccolo contributo di esperienza e di stimolare un confronto costruttivo tra noi “vecchi” e chi…(anagraficamanete) ci segue.

Se dovessimo andare giù duri dovremmo affermare e senza mezzi termini che il Professionismo sta uccidendo il vero Sport e non solo il Basket !

E’ una affermazione forte, ma se riflettiamo serenamente e senza pregiudizi o malcelati interessi, non possiamo negare che molti, se non tutti gli sport professionistici, sacrificano etica e moralità sull’altare di una vittoria, della gloria e del guadagno.

Le Olimpiadi ne sono una quadriennale testimonianza, con il suo crescente gigantismo, con la sua sudditanza agli sponsor, con la sua sottomissione e prostrazione ai mezzi di informazione: Olimpia è un bazar multicolore dove conta il solo podio (in tutti i sensi…) e meglio se di colore dorato.

Il calcio ci fa vivere quotidianamente gli eccessi e le vergogne che con lo sport hanno poco a che fare.

Tifosi morti o villaneggiati, le Forze dell’Ordine impegnate in assetto antisommossa, calciopoli, le scomesse e le partite truccate, l’illusione data a migliaia di ragazzini (molti i chiamati e pochi gli eletti) ed altre nefandezze, sono all’ordine del giorno, ma tutti sono pronti a dimenticare il malfatto davanti ad uno scudetto, ad un titolo ad una vittoria.

Se poi parlassimo del ciclismo e dell’atletica leggera, sport popolarissimi e seguitissimi, non finiremmo più di elencare episodi ed atleti protagonisti di pratiche illecite.

Qui non è di moralità o di “bigotto” idealismo che si parla, ma di  tornare con i piedi su questa terra, riacquistando la perduta onestà ed un adeguato equilibrio tra costi e benefici, da risorse e spese, tra qualità e quantità..

Il basket, nostro amatissimo gioco, anche se preferiamo chiamarlo pallacanestro, non sfugge alle logiche dei nostri tempi e sta vivendo il momento peggiore della sua storia sia tecnico che strutturale, che finanziario.

Basti pensare che il Minibasket, uno splendido gioco-sport, è una delle fonti economiche di tante Società (prime squadre) e della stessa Federazione (quota di tesseramento), che si affannano a fare numeri (iscritti) e si dimenticano degli Istruttori alle prime esperienze e di governare l’elemento “necessario” dei Genitori.

Se ogni anno quasi 150.000 bambini frequentano il Minibasket, come mai da questa quantità non emerge una piccola percentuale di qualità: diciamo lo 0,1 % per cento di veri giocatori ?

Anche le recenti parole di Gian Matteo Sidoli sono una sottolineatura verso un modo di governare le cose che deve finire e non per colpa della crisi economica, ma per colpa di un modo di essere non più sostenibile e non più produttivo.

Le tasse federali sono al momento troppo severe e la F.I.P. (analogia con il Governo Nazionale) dovrebbe avere il coraggio e la correttezza di ridimensionare se stessa (un raduno in meno, una nazionale meno, una comitiva meno numerosa, un risparmio nello stesso palazzo), per diminuire la….. “pressione fiscale”.

Il Vice Presidente F.I.P. respinge l’esosità delle tasse federali ed  ha aperto lo “scrigno” dei bilanci federali per renderne conto, ma le cifre, purtroppo, confermano che ci si aggrappa alle Società (Tasse Gara, Iscrizioni, Minibasket e Nas) per sostenere un Palazzo ormai troppo grande.

Finalmente, sento dire che l’Europeo andrebbe disputato con cadenze più  ampie (io direi ogni 3 anni per non sovrapporsi ai Mondiali - almeno che i Mondiali non venissero ricompresi in una  World League estiva sulla falsariga della Pallavolo), mentre i Campionati Giovanili Europei debbono essere programmati a biennio e le età vanno accorpate: Under 20 (18-19-20) ed Under 17 (17-16-15).

Di seguito, tutto il resto del Movimento, dal vertice che spende senza criterio ed elargisce ingaggi fuori misura e spesso immeritati, fino alle più piccole realtà del Paese, che dovrebbero accontentarsi ed essere fiere di fare basket per i soli giovani, tutto e tutti ci dobbiamo umilmente ridimensionare.

E’ inutile tornare su quanto si è detto e già scritto sui mali del nostro Movimento, ma restando al tema: “contro la crisi, meno professionismo e più professionalità”, rendiamoci conto quanto sia pertinente, attuale e condivisibile ed operiamo di conseguenza.

Professionismo è sinonimo di remunerazione ? Certo, ma non sempre paghiamo chi merita e nella giusta misura e spesso non vince chi ha più soldi : vero CSKA ?

Professionalità significa qualità, serietà e capacità ? Certamente, ma allora perché non cerchiamo queste qualità e non ne esaltiamo i valori (mostrati anche dall’Olympiacos) ed inseguiamo la semplificazione ed il guadagno ?

Nella pallacanestro, per quello che si vede e si è visto, con il declino e la decadenza in cui siamo arrivati, di Professionalità ne vediamo sempre meno, forse a causa di un “virus” inoculatosi più di 20 anni fa, fatto di soldi e di presunzioni, che ora si sta finalmente curando con drastici ridimensionamenti, in parte voluti (F.I.P.), in parte subiti (ritiri e fallimenti).

20 anni di forti investimenti (parlerei in alcuni casi di sperperi), con Sponsor assetati di pubblicità e Dirigenti spesso parvenù e senza la necessaria esperienza, Allenatori proliferati e sfornati da Corsi tecnici quanto meno opinabili (vedere i risultati) e Giovani allevati al “biberon” della omologazione, dell’integralismo tecnico ed illusi dal “dream” di una fulminea carriera.

Nel basket la quantità ha penalizzato la Qualità, sembra un controsenso, ma i risultati, non certo eclatanti, sono sotto gli occhi di tutti.

L’apertura dissennata delle frontiere ha fatto il resto, “rubandoci” le insufficienti risorse, soffocando la crescita generazionale, spalancando le porte ai “professionisti” di turno.

Ditemi cosa c’è di professionalità nel sperperare il denaro, nel ridurre i tecnici in un povero concentrato di idee, nell’aprire indiscriminatamente le frontiere, nel mortificare, utilizzare e comprimere i nostri giovani ?

Di Professionalità non vi è nulla, c’è solo la corsa alla semplificazione, alla spesa, alla prima pagina, ma senza guardare minimamente al futuro.

Il basket, in Italia,  ha vissuto come la nostra politica : vedere gli effetti !!!!!!

Al contrario la Grecia, la derelitta Grecia, ha visto emigrare i suoi Dioscuri a Milano, ha iniziato la sua avventura con tanti timori e poche speranze, ma cammin facendo è cresciuta, si è entusiasmata ed i suoi Achille ed Aiace e gli altri eroi d’Omerica stirpe, hanno fatto vincere il cuore e la mente, respingendo la possenza economica e muscolare del mugnifico ricco : una grande lezione per tutti !

L’Olympiacos, ma anche il Panathinaikos hanno dimostrato professionalità, più che professionismo.

Da noi, la “mannaia” della Riforma varata dalla F.I.P. è un primo passo, ma l’abbandono di grandi realtà cestistiche e l’annunciata difficoltà di altre piazze a tutti i livelli e latitudine, impongono una riflessione che non può fermarsi alla sola diminuzione di Campionati e Squadre.

Di recente, la Lega ha rinnovato ... il Presidente, ha deciso che anche i quarti dei Playoff siano giocati al meglio delle 7 gare (sai che trovata) ed ha o non ha fatto o deciso altro, almeno a leggere le prime cronache; cronache che ci parlano di Benetton, Roma e via discorrendo, con la regina Siena anch’essa con qualche timore…

Cominciamo quindi a ridimensionare la parola Professionismo e rivalutiamo la parola Professionalità; solo quest’ultima capace di produrre, anche a costi sostenibili e con qualità crescente, il futuro di questo e di tutti gli sport.

Io sono certo che nella nostra pallacanestro ci sono tantissimi uomini di qualità, ma è ora che escano allo scoperto, cancellino dalla loro mente l’omologazione ad un sistema ormai superato ed operino per imporre la cultura del divertimento (nei bambini) e della passione (nei giovani), prima di pensare a titoli e vittorie; condizioni che tutto lo SPORT dovrà recuperare con irrinunciabile e rinnovata PROFESSIONALITA’ per non naufragare.

Il professionista fa sempre sport per i soldi, la professionalità fa spesso sport  per sola passione, quella passione capace di rilanciare lo SPETTACOLO fatto di SPORT e ridurre lo SPORT forzatamente SPETTACOLO.



 


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