BI come Basket: Coach Massimo Cancellieri traccia un bilancio della stagione (VIDEO)
Nuovo appuntamento con la rubrica targata Piemonte Notizie dedicata ai volti del basket piemontese. Maggio è mese di numeri e di sentenze, il mese in cui squadre e società tirano le somme. Salvarsi era l'obiettivo di inizio stagione e Angelico Biella l'ha centrato alla grande, obliterando con cinque giornate di anticipo un nuovo pass per la Serie A, l'undicesimo consecutivo della sua storia. A motori spenti, sul parquet del Lauretana Forum coach Massimo Cancellieri ha tracciato ai nostri microfoni un bilancio della stagione.
Coach, la squadra quest'anno ha iniziato benissimo con sette vittorie dopo dieci giornate. Ti eri illuso che in quella prima parte della stagione si potesse andare oltre l'obiettivo salvezza?
“Illusione no. Nella prima parte della stagione, come ci succede da almeno due anni, abbiamo costruito lì la nostra salvezza. Siamo sempre una squadra che all'inizio propone giocatori nuovi, un basket un po' diverso e sappiamo che gli avversari fanno fatica a trovare contromosse da subito. Lì noi speculiamo un po'. Nell'ottica di raggiungere la salvezza mi ha fatto stare tranquillo il modo in cui le abbiamo vinte e la solidità che abbiamo proposto in campo. Illusioni no, anche perchè sappiamo che il girone di ritorno da che mondo è mondo nel basket è sempre un altro campionato: le squadre si rinforzano, cambiano gli allenatori e per noi vincere è necessariamente più difficoltoso. A maggior ragione quest'anno che abbiamo iniziato e finito sempre con gli stessi”.
Poi a un soffio dal passaggio successivo, e nello specifico dalla partita di Varese la squadra ha subito un crollo, cinque sconfitte consecutive. Cosa è andato storto?
“Abbiamo avuto tante occasioni, fisicamente ma anche a livello mentale non stavamo male e tutto sommato siamo stati molto competitivi. Quelle sconfitte, alcune arrivate in maniera rocambolesca, sono state il frutto di errori insiti in una squadra giovane come la nostra. Abbiamo pagato in fase di costruzione anche se prendere ultimi tiri non razionali quando la palla non arriva a Soragna o comunque a uno dei veterani è una scelta che ci sta. In alcune partite soprattutto nel girone di andata quei tiri si sono tramutati in canestri, in altre partite no. Quegli errori ci hanno penalizzato oltremodo perchè in quel filotto di sconfitte non abbiamo espresso una cattiva pallacanestro, anzi. Per molte partite fino a pochi minuti dal quarantesimo siamo stati – fra virgolette – padroni del campo. Alla fine però, quando la partita cambia e diventa una sfida di qualità, esperienza e intuito è normale peccare di qualcosa. Ma non dobbiamo rimporverarci nulla, in fin dei conti lo sapevamo da prima”.
Quest'anno cosa ti ha soddisfatto di più della squadra e cosa ti ha soddisfatto di meno?
“Per la prima volta ho avuto a disposizione giocatori di diversa caratura sia tecnica che di esperienza, e compreso Linos Chrysikopoulos, che ha giocato poco ma è rimasto comunque all'interno del gruppo, di sei nazionalità. Mi ha soddisfatto la capacità dello staff e dei giocatori di integrare mentalità, qualità e situazioni differenti. Anche se sul campo spesso non è riuscito, durante tutta la settimana sotto questo punto di vista non abbiamo avuto problemi. La cosa che mi è piaciuta di meno invece è stata la superficialità dimostrata dalla squadra in alcune partite. Te l'ho detto, è sempre insito in quello che siamo, però spesso ti aspetti che già all'interno di una stagione quell'atteggiamento possa crescere. Ecco perchè mi è piaciuto meno, anche se poi razionalmente due giorni dopo la partita capisci che è un processo lungo. Per fare un esempio su tutti: nell'ultima partita della scorsa stagione contro Montegranaro sopra di tre a un minuto dalla fine il nostro rookie di turno, Sosa, prende e tira dall'arco subito dopo il rimbalzo invece di gestire una situazione per 24 secondi. Ecco, quelle scelte affrettate alla fine le puoi pagare. In quel caso ci andò bene, quest'anno purtroppo a volte l'abbiamo pagata cara”.
Qual è stata l'Angelico migliore della stagione?
“Penso a tre partite differenti. Per iniziare all'andata contro l'EA7 Emporio Armani: in quella partita eravamo decisamente meno forti di Milano, e aldilà della tecnica la squadra ha dato fondo a tutte le energie, cuore grinta ed entusiasmo. Poi nel girone di ritorno contro Cremona e Casale per la solidità, in due partite che sapevamo di dover vincere per essere tranquilli e non lottare un'altra volta fino alla fine per non retrocedere. Non era scontato, l'anno scorso quel tipo di partite le abbiamo perse, quest'anno no”.
Secondo capitan Soragna con il roster sempre al completo quest'anno avreste potuto dire la vostra anche in zona playoff. Sei d'accordo?
“Sì, con il roster sempre al completo avremmo avuto la possibilità di inserire un giocatore di talento globale, un nome su tutti Linos Chrysikopoulos, avremmo avuto rotazioni più ampie e sicuramente saremmo stati pericolosi e un po' più solidi. Aggiungo che potevamo anche ambire ai playoff se Matteo Soragna non si fosse infortunato a cavallo di capodanno non giocando a Casale, partita importantissima per noi, e contro Sassari perchè doveva riprendersi. O se a Treviso avessimo potuto contare anche su Tadja Dragicevic. Pur in pochi, al completo le gare di Casale e Treviso le avremmo potute vincere. Avremmo potuto fare un piccolo passo in avanti, poi, secondo me, con la nostra leggerezza se ci fossimo qualificati ai playoff avremmo dato filo da torcere a chiunque”.
Una scelta importante che hai fatto durante la stagione ma che oggi non rifaresti?
“E' una domanda estremamente complicata. Una scelta sul campo sostanzialmente no, anche perchè durante una partita c'è dialogo fra me e i giocatori per cui le scelte sono spesso condivise. Magari non le stesse nello specifico ma nel contesto di un altro gruppo, se sono scelte appoggiate da tutti, se tutti siamo consapevoli di quello che stiamo facendo, le rifarei comunque”.
Oltre alle due salvezze guardando al futuro cosa vorresti che rimanesse di Cancellieri nella storia di Biella?
“Qui i tifosi mi hanno accolto fin da subito come fossi uno di loro. Mi piacerebbe che Biella riconoscesse quanto mi ha dato come città e quanto mi ha dato come possibilità di essere un allenatore di Serie A. Ho sempre profuso il cento per cento delle mie forze perchè mi sentivo il dovere e il piacere di farlo. Aldilà delle vittorie e delle sconfitte mi piacerebbe che rimanesse questo”.
Servizio tratto dalla puntata del 6-12 maggio 2012.