Ma quale Coppa Italia?

Fonte: Carlo Fabbricatore
Ma quale Coppa Italia?

Si è conclusa da poco la fase finale della Coppa Italia: successo o insuccesso? Gli aspetti da analizzare sono molteplici e purtroppo il saldo appare negativo. Partiamo dalla prima dolente nota: il pubblico, inferiore rispetto all'anno scorso di circa 5.000 unità. Siamo passati da 29.000 a 24.000 spettatori con una media giornaliera di circa 6.000. Non si può neanche lontanamente tirare in ballo la logistica in quanto l'impianto è probabilmente il migliore che si può trovare in Italia né tanto meno il caro biglietti in quanto erano state predisposte, a prezzi contenuti, offerte per studenti e famiglie . Ho giocato due anni a Torino e so bene quali sono le problematiche oggettive di una città che da troppi anni non schiera una squadra nella massima serie, non me ne vogliano gli appassionati torinesi.  La Juventus, prima in classifica nella serie A di calcio, per bocca del suo allenatore Conte  ha invitato i suoi tifosi ad affollare lo Juventus Stadium, visto il notevole calo di spettatori nelle ultime partite. Torino è veramente una città molto difficile da coinvolgere.
Ho letto dichiarazioni entusiastiche della Lega Basket sulla partecipazione del pubblico, a conferma di quanto avevo già precedentemente asserito sulla mancanza di obbiettività del movimento. Se c'è un flop bisogna avere il coraggio di ammettere di aver sbagliato, questo sicuramente porterà a fare delle migliori scelte in futuro. Invece no! Come sul Titanic, la nave sta affondando ma continuiamo a ballare. Bisogna riflettere e anche velocemente, a suffragio di ciò anche Giorgio Armani  auspica migliori scelte strategiche del marketing. Ma c'è un marketing? La Lega non può auto celebrarsi senza fare ammenda degli errori strategici che sta commettendo. Quale futuro può avere il movimento se si continua a baruffare su tutto?  Negli ultimi anni ci sono state riforme, campionati dispari,... di tutto e di più senza una logica chiara. Ma quale impressione può dare all'esterno un movimento che cambia idea ogni cinque minuti e al cui interno  tutti sono contro tutti? Il pubblico neofita ha bisogno di regole chiare e semplici: basta passaportati, eleggibili e chi più ne ha più ne metta. E' stata tirata in ballo anche La7 per la diminuzione di spettatori nei palasport, ma la reputo una tesi ridicola perché non è suffragata da dati di ascolto tali da giustificare la diminuzione di pubblico. Lo share è stato nei picchi di maggior ascolto del 1.39% pari a circa 251.000 contatti. Con questi dati di ascolto reperire investitori è più difficile che vincere il Super Enalotto! Personalmente non mi piace particolarmente come è impostata la trasmissione delle partite, troppe chiacchiere e poca attenzione alle azioni. Più volte, ad esempio, i cronisti non si sono  accorti della sostituzione di giocatori. Ma tutto è perfettibile e non è questo il problema. Bisogna prendere atto che il “mondo” sta cambiando e bisogna adeguarsi. E' fondamentale sfruttare al meglio i nuovi sistemi di comunicazione, dove le notizie in un paio di ore diventano “antiche” e  il tempo reale è l'unica unità temporale. Se non metabolizziamo questo possiamo chiudere baracca e burattini. Al contrario la fase finale della Copa del Rey in Spagna registrava l'ennesimo successo di pubblico, ma prendere spunto dagli spagnoli, no?
Dimenticavo: ha vinto Siena una  finale mai in discussione. Nota polemica: visto l'utilizzo minimo di giocatori del Bel Paese perché continuiamo a chiamarla Coppa Italia? Il mio rammarico è che di italiani, in finale, abbiamo potuto vedere i “giovani” Marconato e Basile per Cantù e Carraretto per Siena che ha dimenticato in panchina Aradori e Michelori. Milano sostanzialmente è stata l'unica a mettere in campo due giovani italiani: Gentile e Melli. Entrambi hanno ben figurato. Non capisco perché nei paesi dell'est  gli allenatori abbiano il coraggio di buttare nella mischia i ragazzi giovani dei loro vivai. Per noi prevalentemente stranieri, passaportati e quant'altro. Ma è questo il futuro della pallacanestro? Allora dobbiamo deciderci, uscire dalle federazioni e giocare uno sport open senza vincoli di nessuna natura sullo stile della NBA; ma siamo sicuri che il popolo del basket accetterebbe questa forzatura? La pallacanestro deve avere la forza per valutare con grande attenzione l'impostazione politica da dare al movimento perché l'alternativa non potrà che essere quella di cadere nel limbo degli sport minori. Appello a tutti gli amanti dalla Pallacanestro: SALVIAMOLA (prima che sia troppo tardi).

Buona Pallacanestro a tutti 

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Redazione Pianetabasket.com
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