Sigma Barcellona, la riforma non è tabù
Scongiurato un anticipo televisivo al venerdì sera che avrebbe sicuramente condizionato l'affluenza al "PalAlberti", domenica 12 in occasione della gara Sigma Barcellona-Enel Brindisi (palla a due alle 18,15) è stata indetta la "giornata giallorossa". Non saranno dunque validi abbonamenti e tessere; i titolari potranno esercitare il diritto di prelazione sul proprio posto entro la mezzanotte di domani.
Ovviamente, la speranza è che la gara contro una delle principali concorrenti nella lotta per un posto in Serie A, attualmente a pari punti con i barcellonesi e vittoriosa all'andata di un solo punto (65-64), diventi una "giornata giallorossa" a tutti gli effetti, e in particolare per quelli sportivi: battere la squadra di coach Piero Bucchi, mandarla a -2 e contemporaneamente portare dalla propria parte la differenza canestri permetterebbe di affrontare la successiva trasferta di Reggio Emilia (e nel mezzo quella di Forlì, se non verrà accolta la richiesta di spostarla al 3 marzo) con tutt'altro spirito e con minore pressione.
Ryan Bucci e soci, infatti, si giocheranno con ogni probabilità tutte le chances di primo posto nello scontro diretto al PalaBigi, ma giustamente va battuta anche la strada dei playoff, e assicurarsi una testa di serie nella griglia della post-season, con la possibilità di giocare in casa le eventuali "belle" di tutte le serie, sarebbe un vantaggio da non sottovalutare.
Guarda ancora più lontano, invece, Sandro Santoro. L'ex capitano della Viola spera ovviamente di non trovarsi più in Legadue con Barcellona il prossimo anno, ma da uomo di basket ha certamente un contributo da dare alla discussione sulla riforma dei campionati appena approvata dal Consiglio federale della FIP e per la cui attuazione è stata creata una Commissione della quale fa parte anche il presidente della Legadue, Marco Bonamico.
«Se il principio della riforma tiene conto della crisi economica, allora è bene prenderlo in considerazione – la prima analisi del general manager giallorosso –. È altrettanto chiaro che una volta creata la struttura della riforma bisognerebbe entrare nel merito, per non depauperare quanto si è costruito nel campionato di Legadue in tutti questi anni. Purtroppo ogni cosa ha un suo prezzo, la crisi economica impone scelte dolorose che devono guardare al bene della pallacanestro ed alla sua continuità, senza fare la conta ogni fine anno su chi può iscriversi e chi no. Passare al dilettantismo non significa allentare la morsa dei controlli, ma dare ossigeno alle società attraverso un risparmio economico che può garantire la solidità necessaria per durare nel tempo».
– Fa discutere soprattutto la futura articolazione della Legadue in due gironi, attingendo a piene mani dall'attuale DNA.
«Due gironi di Legadue, come del resto già accade in Spagna, rappresentano un'idea ed una opportunità che non deve disperdere i principi cardine della pallacanestro, che fonda i suoi aspetti più caratterizzanti nello spettacolo. Quindi, vedere un campionato di Legadue con due soli americani ed otto italiani sarebbe in controtendenza con quanto concerne lo spettacolo e lo stimolo del tifoso a recarsi al palasport. Per cui, preservando la quota extracomunitari, sarebbe interessante aprire ad altre soluzioni sui passaportati e ad una rivisitazione sull'obbligo degli under, considerato che le precedenti regole non hanno portato i risultati sperati. Anzi, gli obblighi dovrebbero concentrarsi sulle attività giovanili per le quali bisognerebbe prevedere degli incentivi sui risultati conseguiti».
– A molte società prestigiose, espressione di piazze storiche del movimento, non piace che la seconda serie nazionale scivoli nel dilettantismo.
«Oggi siamo di fronte all'inizio di un percorso che prevede un confronto serio e costruttivo, all'interno del quale far confluire tutte le criticità e le possibili soluzioni. Passare dal professionismo al dilettantismo non lascia sensazioni positive, ma se non ce lo si può permettere bisogna fare qualcosa per trovare una soluzione. Se poi le cose cambieranno in positivo, molto dipenderà dall'equilibrio e dal senso di responsabilità con il quale avremo vissuto questo momento delicato per il nostro sport e per il nostro campionato».
Max Passalacqua