Passaporti falsi - Omar Thomas rischia davvero di farla franca

Fonte: Erika Gallizzi
Passaporti falsi - Omar Thomas rischia davvero di farla franca

Aveva chiuso la scorsa stagione riscuotendo l’ammirazione ed il plauso di tutti, “gongolando” nel suo titolo di mvp del campionato di Serie A e nel quarto posto quasi miracoloso ottenuto da Avellino che, se aveva un roster di qualità ed altrettanto si dica dell’allenatore, a livello societario si barcamenava tra mille problemi e stipendi per forza di cose “congelati”.
Ma il campionato ha fatto appena in tempo a finire, prima che scoppiasse il caso-Thomas. Il giocatore, infatti, aveva disputato il campionato con lo status di comunitario, per via del passaporto sloveno. All’inizio dell’estate però qualche dubbio sull’autenticità di quel passaporto ha iniziato ad insinuarsi nell’ambiente cestistico. La prima denuncia era arrivata dal sito sloveno Zurnal24. Convocato immediatamente dalla Procura Federale romana, Omar Thomas non si era potuto presentare in quanto fermato alla frontiera dell’aeroporto di Fiumicino perché il suo passaporto risultava rubato o comunque contraffatto. Quello statunitense, invece, era scaduto, per cui Thomas fu denunciato per “possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi” e rispedito a casa. Si parla di Codice Penale, mica pizza e fichi. Tanto più che poi rimasero senza risposta altre convocazioni da parte della Procura Federale, alle quali “Black Jesus”, così viene soprannominato, non si presentò, fino al 22 settembre. In quella data ammise di aver pagato il passaporto, corrispondendo la cifra di 40000 euro a due agenti, ma che era convinto che il passaporto fosse vero e non falso. Ma vero in che senso, ci chiediamo? Per il possesso dei requisiti richiesti dalla legislatura per ottenere dei passaporti…? Eppure doveva essere bulgaro, inizialmente...
La Procura Federale, allora, lo deferì alla Giudicante con la proposta di una squalifica di due anni e mezzo per frode sportiva, “scontata” di sei mesi per via dell’ammissione dello stesso giocatore. La risposta della Commissione Giudicante è arrivata mercoledì, anzi la non risposta. Nessuna posizione presa, se non il rigetto della proposta della Procura e l’attesa della risoluzione dell’inchiesta penale che fa capo alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, titolare per il territorio di Fiumicino.
Una decisione che lascia a bocca aperta perché allunga i tempi in modo esagerato e, soprattutto, perché lascia libero il giocatore di giocare, pertanto di restare al momento impunito. Infatti Siena ha già messo gli occhi su di lui. Come extracomunitario, ovviamente, ma non è questo il punto. Il gioco resta comunque “sporco”. Infatti può darsi che Siena ci ripensi...
Intanto la Procura Federale non è rimasta con le mani in mano, ha infatti presentato immediatamente ricorso all’organo di giudizio superiore, la Corte Federale, che ora convocherà le parti al massimo tra una decina di giorni, prima di pronunciarsi.
L’accaduto non ha lasciato indifferenti i vertici della Fip, con il presidente Meneghin che ha dichiarato che vedere subito in campo il giocatore non sarebbe una cosa edificante.  
E va bene che i passaporti “forzati” ormai sono di moda e stanno falsando campionati e mercato (con l’ampia connivenza di tanti procuratori, s’intende, che in questo modo alzano gli ingaggi dei propri assistiti e, di conseguenza, il proprio guadagno), e già questo dovrebbe portare a tirare il freno a mano un attimo e riflettere, ma qui siamo di fronte ad un giocatore che ha ammesso di aver sborsato dei bei soldoni per averlo, di fatto frodando, e in più il documento è già stato dichiarato falso. Cosa sarebbe necessario, di più, per avere giustizia senza dover arrivare alle “calende greche”? Dove vogliamo arrivare?