Boniciolli, vita nuova in Kazakistan

Fonte: Tuttosport
Matteo Boniciolli
Matteo Boniciolli

Non è il primo allenatore italiano che lascia la serie A per andare all'estero - Ettore Messina ha vinto l’Eurolega in Russia, Sergio Scariolo non allena in Italia da quasi 15 anni, Lele Molin è in Final Four con il Real Madrid - e per Matteo Bonìciolli non è nemmeno la prima volta fuori dallltalia, visto che nel 2004/05 allenò in Belgio, ad Ostenda. Ma l'esperienza in Kazakistan, ad Astana, rappresenta un taglio netto. E non poteva che essere il triestino, per indole spesso contro corrente, ad imbarcarsi in un percorso da Marco Polo del terzo millennio. «Paradossalmente, se vai al Cska e vinci l’Eurolega - dice Boniciolli - è un traguardo che qualcuno ha già tagliato, non puoi fare nulla più di Messina. Per chi, come me, vive di energia, è entusiasmante essere in un posto in cui si parte da zero. Ad Astana mi ha impressionato l'esasperata modernità di una città costruita dal nulla, con investimenti per 7 miliardi di euro, capitale di un Paese molto ricco grazie a petrolio, diamanti e uranio. E' nuovo anche il palasport, da oltre 10.000 posti. l’aria di novità si percepisce quasi fisicamente».


L'obiettivo dell'Astana, squadra gemella del team di ciclismo che ha vinto il Tour con Contador, è arrivare in Eurolega. Da dove parte?

«Dalla prossima Lega Vtb, sfidando i club dell'est che giocano le Coppe. Partiamo da zero, e infatti i dirigenti kazaki sono rimasti colpiti da un punto della mia carriera: ho portato Udine e Avellino per la prima volta in Europa. Cercheremo un paio di americani esperti d'Europa e saremo in Italia per la preparazione estiva».


Quanto tempo avrà per raggiungere gli obiettivi?

«Mao-Tse-Tung diceva che un lungo cammino inizia con un piccolo passo: stiamo programmando, ma servirà anche vincere le partite, nel basket professionistico non si può parlare di futuro, conta il qui. Pure se affronteremo realtà da 30 milioni di euro, mentre noi avremo un budget pari al terzo-quarto della Serie A Di sicuro ho trovato gente determinata, giovani manager plurilaureati, orgogliosi delle loro origini: dopo il ciclismo volevano il calcio, ma pur investendo tanto non avrebbero avuto la garanzia di arrivare in alto. Hanno le idee \ chiare: l'ho capito quando li ho incontrati a Ginevra, e me l'ha confermato Beppe Martinelli, ds della squadra di ciclismo».


Idee chiare che mancano nel basket italiano?

«Non sputo nel piatto in cui ho mangiato, ma il basket italiano attraversa momenti non facili, pur con realtà importanti come Siena, Milano e Roma. Mi auguro uno scatto in termini di progettualità. Ci sono pochi soldi? Più si è poveri e più servono le idee».


Alla vigilia delle Final Four di Barcellona, Siena può cercare l'accoppiata campionato-Eurolega?

«Ha speranze concrete di vincere l’Eurolega, questa è la Siena che mi piace di più. Se vince l'Eurolega, poi può vivere un legittimo momento di scarico nervoso. Se non la vince, non c'è speranza per gli avversari nei playoff italiani».


Ad Astana, porterà qualcuno dall’Italia?

«Verrà un preparatore atletico, anche perché quando perdi una partita ed esci a 40 sotto zero, hai bisogno di cenare con qualcuno che ti conosce bene».


Ha lasciato l'Italia dopo i 12 mesi a Roma, cosa rimane di quell'esperienza?

«Una stagione profondamente condizionata dagli infortuni. Resta amarezza, non sono riuscito a completare un ciclo che poteva essere importante. Ho ritenuto giusto chiudere il rapporto lasciando il 2° anno di contratto, assumendo la mia parte di responsabilità e risolvendo amichevolmente l'accordo col presidente Toti».


Meno indolore è stato l'addio con il dt Tanjevic, con il quale il rapporto era nato quasi 25 anni fa?

«Niente da dire. Ognuno si assume le responsabilità di quanto dice, anche pubblicamente».


E’ preoccupato per lingua?

«Ho iniziato a studiare russo, anche se avrò un interprete, e col gm ValeryTikhonenko parliamo in spagnolo».


E' spaventato dalle trasferte tutte in aereo?

«L'aereo è il posto dove riposo meglio: vivo sempre con la sensazione di essere in ritardo, sapere di non poter viaggiare più velocemente mi tranquillizza».

Mirco Melloni
 

Redazione Pianetabasket.com
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