All'Italia manca il ko
Vittoria sofferta e meritata, ma un’Italia che ancora una volta sciupa un vantaggio di 15 punti come già successo in Israele e in Finlandia chiude 72-71 per cui il girone prosegue il 29 con Montenegro-Israele già qualificate che si giocano il primo posto. Una delle due vincerà la sesta gara, la perdente avrà comunque il saldo positivo nel doppio confronto con gli azzurri, +8 per gli slavi e +3 con gli israeliani.
Rimane l’impressione di un’Italia dal forte carattere, con un giocatore che altre formazioni non hanno, come Bargnani che tocca il top stagionale con 34 punti, un punteggio davvero straordinario se si pensa alla durezza della gara e della difesa della formazione di Dule Vujosevic che è andata avanti, ha sbandato, ha recuperato grazie a Pekovic e al moro americano Cook che ha giocato la più bella gara fino ad oggi con la maglia del pese d’adozione.
Gandissimo, dunque, Bargnani per continuità nell’arco di tutta la gara, davvero questa campagna italiana gli servirà a Toronto, un’ala forte bianca nella NBA è davvero un must e ha dimostrato di valere i 20 milioni di dollari del rinnovo del contratto il giocatore n.1 dei draft, pescato nella periferia romana da Sandro Castellano e lanciato dalla Benetton che dopo l’ultimo scudetto gli ha dato giustamente il volo.
Tiny Tony Maestranzi si è superato, suoi sono stati i canestri del recupero, un vero bombardamento che ha sorpreso gli slavi anche se nel finale è andato sopra le righe avendo smarrito la squadra italiana il suo play tattico, dei cambiamenti di ritmo, perché Giachetti stavolta non è entrato in partita e il coach azzurro ha lasciato fuori squadra Poeta senza rischiare Vitali che comunque non è un pivello avendo già giocato l’Eurolega con Roma e Milano.
Difesa ruvida, davvero uno scudo sul quale si sono spuntate le frecce dei tiratori avversari, ma è sempre mancato il solito centesimo, qualche forzatura, la partita enigmatica del soldato Carraretto e ancor più di quella di belinelli, il match winner della precedente gara in Finlandia. Gigli non ha dato punti, il problema del pivot si è via via avvertito fino alla conta dei rimbalzi, 28 contro 33, anche se con un Bargnani così si può vincere puntando all’attacco. Fuori dal contesto anche Mancinelli e Mordente, più senza una parte che per loro responsabilità, luci e ombre in egual misura, la vittoria di un punto ha allungato la striscia e anche la rabbia per l’occasione persa di andare direttamente agli europei senza l’esame di riparazione dell’anno prossimo nell’Additional Round con le migliori 6 squadre escluse, un anno è sempre denso di incognite anche se al tandem NBA di Toronto ha promesso la sua disponibilità anche Danilo Gallinari quell’ala che può anche riequilibrare il gioco di squadra e potenziare la squadra sotto canestro.
Insomma, è stato pagato il tributo dell’inesperienza, e tutti in questa spedizione azzurri erano debuttanti, dal pensatoio azzurro col coach Pianigiani in capo, allo staff e allo stesso presidente Meneghin che nel suo primo anno ha ingoiato molti bocconi amari dopo quasi 30 anni di carriera ricca di successi, e comunque ha dovuto procedere al “taglio” del contratto con Recalcati perché, come s’era già capito, Bargnani voleva un allenatore – dice lui – più motivazionale. Ma a parte le cifre, le emozioni, le occasioni mancate, la squadra passa al terzo posto ed è al punto di partenza di due anni fa con Recalcati il quale però non aveva certo un Bargnani tanto incisivo, in grado di intimidire le squadre avversarie. Ma la vita insegna che bisogna farsi trovare al punto giusto, adesso la ruota gira, non bisogna dare nulla di scontato. L’Europa è in continuo livellamento, ma certo un trio come quello azzurro rappresenta una garanzia per il futuro, a patto che adesso lavori bene il sistema e che la nazionale rappresenti il basket e non una sola scuola, con scelte che vanno bene solo in caso di risultato. E qui il risultato finale lascia l’amaro in bocca, perché continuare a fare collezione di occasioni perse, si chiede la gente?
Questo il tabellino degli azzurri: Maestranzi 18 (e 4 rimbalzi e 3 assist), Belinelli 6, Carraretto 2, Gigli 3, Bargnani 34; Giachetti, Mancinelli, Mordente, Crosariol 5, Ress 4, Aradori, ne Vitali. Come si vede, per guardie e ali partita senza succo, contributo della panchina modesto a dire poco, mentre Crosariol e Ress, utile e combattivo, hanno fatto in fondo la metà del solo Pekovic che era l’altro uomo NBA in campo. Belinelli?. Un mistero, dopo aver dato prova di continuità e maturità. Che è successo? Trascurato da un problema strutturale di regia, che permane anche se i punti di Maestranzi fossero stati 30 e non 18, un punteggio che peraltro se non erro Beppe Poeta faceva già due anni fa, sciupare l’apprendistato dello scugnizzo di Battipaglia è stato un lusso che forse non potevamo permetterci.