Tanjevic: «Vincere i Mondiali la mia arma per battere il cancro»
Il Mondiale che sta per iniziare doveva essere l'ultima recita di Bo-gdan Tanjevic in panchina. Doveva, appunto. Perché lontano dai parquet uno come lui non sa stare. E allora cambia idea: oltre a fare il dirigente a Roma resterà, forse, et della Turchia. «Non ho deciso ancora, perché sono solo a 39 anni di servizio. Vorrei arrivare a 40 per prendere la... pensione. E magari se vinco una medaglia vado avanti ancora». Grande uomo, Boscia, che durante la guerra in Jugoslavia aprì le porte della sua villa di Trieste a tanti profughi in difficoltà. Abituato ad incantare tutti col suo fare istrionico ed il suo immancabile sigaro, a 63 anni inizia il Mondiale nella sua Turchia, fra pressioni ed aspettative. Ed una battaglia personale da vincere.
Boscia, chi vince il Mondiale?
«I favoriti sono gli Usa, i primi 80 giocatori al mondo sono americani. Poi la Spagna e dietro 7-8 squadre fra cui noi della Turchia. Avremo il pubblico dalla nostra, abbiamo qualità e siamo più forti dell'anno scorso. La pressione c'è, ma è un Mondiale, per tutti ci sono grandi aspettative».
In 39 anni da head coach com'è cambiato Tanjevic?
«Non sono cambiato. Penso le stesse cose di allora. Boscia è lo stesso, quello che lotta per strappare un po' d'amore. Sono ancora quello che a 24 anni in una squadra di seconda divisione jugoslava ha impostato "l'hi-tempo basket" ruotando 10 giocatori, giocando con pressione e intensità, cose che servivano a colmare certe mancanze. Questo è il mio contributo più grande al basket. Con quella generazione in 8 anni abbiamo vinto la Coppa Campioni ('79 Bosna Sarajevo)».
Il «suo» Nando Gentile quando lasciò Roma disse: «Non c'è più amore, si gioca per soldi». È d'accordo?
«Esiste ancora l'amore, ma è diverso. Prima noi allenatori avevamo un compito, oggi si cambia sempre casacca, c'è un via-vai di giocatori assurdo. E la legge 91 non aiuta. Bisognerebbe ritornare a un semi-professionismo che aiuta le squadre a produrre talenti».
Come ha influito il conflitto in Jugoslavia nella sua vita da coach?
«Ci siamo sparati fra vicini di casa, è stata una vergogna mondiale. E questo in me ha influito come sta influendo ora il cancro nella mia vita. La sofferenza è la stessa che sento adesso, un dolore che mi ha ammazzato. Ora devo combattere, ma sono ottimista ed ambizioso: voglio mettere le cose a posto io, prima del Signore. Faccio progetti, voglio vincere i Mondiali, poi il campionato con Roma. Questo è il mio modo per battere la malattia».
L'ha stupita tutto il sostegno che le ha dato il mondo del basket?
«Nella vita ho sempre cercato la pace. L'amore che mi è tornato è quello che ho investito. Quando vincevo quasi mi scusavo: "Abbiamo avuto più fortuna" dicevo, per rispettare il lavoro altrui».
Ha vinto con la nazionale italiana (oro a Euro '99), che oggi fatica a qualificarsi agli Europei seppure con 3 giocatori in Nba. Come mai?
«C'è più equilibrio. La dissoluzione della Jugoslavia ha portato a questo: ci sono in più 5 squadre forti che possono vincere, poteva essercene una sola ma fortissima. Così come l'ex Unione Sovietica. E poi fatemi dire una cosa: i giocatori Nba non bisogna pregarli di venire in Nazionale. Non accetto scuse. La Nazionale è sacra, nessuno deve dire di no».
In Italia manca il coraggio che Tanjevic ha avuto con i giovani oppure è il talento a latitare?
«Non posso credere che manchino 2-3 giocatori ogni anno in un paese così grande. In Slovenia, che ha solo 2 milioni di abitanti, ne escono tanti, così come in Croazia. E fanno incetta di titoli juniores».
Il più forte che abbia mai allenato?
«Mirza Delibasic. Se n'è andato nel 2001, vinse con me la Coppa Campioni. Aveva tutto, giocava per la squadra, era altruista ed aveva un talento smisurato».
Ora una sfida nuova da dirigente a Roma. Obiettivi?
«Siena è davanti a tutti. Va attaccata. Ha un allenatore eccellente, ma io confido nella capacità di Boniciolli, che è uno coraggioso: sa far crescere i giocatori, anche maltrattandoli se serve. E mi aspetto tanto dai nostri italiani».
Francesco Carotti