Non basta l'Italia NBA
A Vantaa, sobborgo nord di Helsinki, una sorta di Scala svedese del basket, l’Italia si è ubriacata di canestri nei primi 20 minuti, finito il festival delle triple con quasi il 60 per cento e 18 punti di vantaggio nei 15 minuti successivi ha perso tutto il vantaggio mettendo anche il capo sotto contro gli aitanti ragazzi della Via Pal finnici per chiudere col fiatone. Si è davvero rischiando il dramma, e l’Italia con la sua pazza formazione, una squadra che gioca alla “senese” con giocatori diversi, è stata salvata dalla crescita di Belinelli, decisivo in ogni azione, come attaccante e come difensore, e naturalmente – per la terza volta – dall’ingresso ancora una volta decisivo di Giachetti nel ruolo di play che ha ridato fiducia alla squadra, riorganizzato il gioco e segnato i canestri importanti quando bastava un nonnulla perché col sorprendente sorpasso della Finlandia il crollo fosse completo. Nei 3 minuti finali, dove poteva succedere di tutto e di peggio sceso di tono Bargnani che il suo l’ha comunque fatto, Belinelli ha dato le stoccate decisive, si è preso la responsabilità di tiro, fondamentale è stato il canestro del contro-sorpasso sull’81-82 oltre a quella palla d’oro rubata a Rannikko, il più pericoloso e temerario dei finlandesi.
Arrivato alla fine in maniera rocambolesca, ma tutto sommato una prova di carattere e della qualità, contro la squadra fanalino di coda, decimata ma ammirevole per l’agonismo e l’atletismo, senza un vero pivot, l’entusiasmo è stato subito gelato dalla notizia giunta dal vicino Baltico della schiacciante vittoria di Israele con la Lettonia (56-92, 36 punti!), la formazione leggerina che in casa sua ci aveva battuto nella prima trasferta di queste qualificazioni europee.
Battere il Montenegro nell’ultima gara (per noi) non conta più nulla, se infatti fra 72 ore Israele vince in casa con la Finlandia. E’ seconda Israele (che può anche arrivare al 1° posto vincendo sul campo degli slavi il 29 agosto) per il saldo (+3) nel confronto diretto, per colpa di quei 15 punti di vantaggio gettati al vento a Tel Aviv dove s’erano avute conferme sulla squadra, sul gioco ma purtroppo anche sulla scelta molto personalistica, direi tolemaica, dei giocatori in un’ottica di presunta “squadra ideale” che pur avendo in questo momento le migliori ali tiratrici del continente (Bargnani & Belinelli) non può prescindere da un asse play-pivot che al momento viene considerata in maniera fiduciaria, non sul merito di una lunga stagione e delle caratteristiche necessarie per vincere in Europa.
Siamo tanto forti, ci chiediamo anche stavolta, da poter rinunciare nella scelta dei play ai primi 3 giocatori in questo ruolo, fra l’altro anche ottimi penetratori (Giachetti, Di Bella e Poeta), senza fare un test diretto col quarto sbarcato dall’America col suo metro e 75, la diligenza, un buon tiro da fuori ma non dalla NBA, da una buona squadretta di college e arrivato dal semiprofessionismo alla guida di una formazione di provincia ammirevole ma senza la minima esperienza nelle coppe e nel basket internazionale. Esperienza di cui si giova adesso, a scapito di una retrocessione tanto assurda quanto consumata nel silenzio assordante in cui questo basket italiano opera, quella di Beppe Poeta. Il miglior giocatore degli ultimi due anni, che ha tirato egregiamente la carretta quando due anni fa Recalcati non disponeva ancora di Bargnani, è stato vittima di una sorta del solito spoil system all’italiana, messo da parte con il suo prezioso apprendistato. Forse era troppo facile la carta del naturalizzato, ormai un jolly che tutte le squadre si sono date salvo quelle baltiche, spenderla per il pivot che da due anni porta la croce cantando a Milano, è il collante della squadra e ha maturato un’esperienza di basket internazionale e di coppe.
Sfortuna vuole che l’indagine giornalistica in questo basket-spaghetti che a volte è degno della saga dei Soprano’s sia considerata alla stregua di un venticello calunnioso, che bello sarebbe avere la stessa grinta dei colleghi del calcio che discutono apertamente le scelte in nome e conto dell’opinione pubblica. Non credo che, come raccontano, Bargnani dopo aver chiesto un nuovo coach non ritenesse Poeta adatto al suo gioco, le scelte di questa formazione sono state accettate senza battere ciglio, quasi che la nazionale azzurra sia un ente privato, mentre appartiene alla nazione, a chi l’ama veramente.
Mentre Israele ha fatto nuovamente bottino, altra virtù di squadre che agiscono nei sistemi del goal-average come quelli Fiba, dobbiamo prendere atto di chi siamo, di dove siamo arrivati e non stupirci. Le varie Israele, Macedonia e Gran Bretagna agli europei c’erano noi no, bisogna mettersi nella mente che siamo tornati un paese in via di sviluppo, senza più l’economia favorevole di una volta (sponsor, diritti Rai, favori politici, etc) e le figure di una volta, e non bisogna stupirci. Ci vuole un bel bagno di umiltà e di lealtà. Questa Italia ha pagato lo scotto della sua inesperienza, non è bastata la premiata ditta Bargnani & Belinelli e la capacità di Giachetti che nei piani doveva essere il terzo play, quello del cambio di ritmo, per dare un gioco alla squadra e arrivare agli europei. L’anno prossimo di questi tempi ci aspetta una lotteria parimenti piena di incognita per un solo posto, speriamo che Bargnani e Belinelli e Gallinari dicano sì. E che il pensatoio azzurro faccia tesoro di questa esperienza, senza ipocrisie, come dettare comunicati stampa alla bisogna, tipo dire che si spera in una vittoria della Finlandia e che almeno abbiamo ottenuto la salvezza. Che si lottava per la salvezza, bisognava dirlo prima, come ragionare sulle scelte, adesso salteranno fuori le scuse di rinunce, malanni fisici e metafisici. Le ubbie da squadra azzurra alla fine, come dice la medicina, indeboliscono gli organismi.
Si è dunque sfiorato in Finlandia il colpo di scena finale, col 53% da 3 (7 su 13) , miglior serata di tiro nella serie, l’Italia ha guadagnato 18 punti senza riuscire a chiudere la gara. A 3’04 la Finlandia guadagnando 1 punto al minuto si è fatta pericolosa sospinta da Ranikko che ha portato anche rimbalzi importanti. Bargnani che aveva già realizzato 20 punti ha sbagliato un paio di occasioni ma non la bomba da 3 che sembrava rilanciare l’Italia (62-70).
All’avanzata finnica Pianigiani ha rimandato in campo il fedele Carraretto utile all’inizio e sperso nel finale, togliendo per un attimo Belinelli. La squadra si è distratta e con un fallo in attacco di Maestranzi la Finlandia ha cominciato davveroa crederci, è arrivata a 5 punti, poi con una bomba di Rannikko a 3 punti, 69-72 a 4’48” dalla fine. La Finlandia passa quindi la prima volta in vantaggio quando un Carraretto inspiegabilmente avvitato nel quintetto, per dimostrare che è il più utilizzato, 155 minuti, dopo Bargnani, Belinelli e Maestranzi, record da Guinness per un debuttante di 33 anni ce segna 4,1 punti per gara, più 2,9 rimbalzi e 0,9 assist. Una mossa da trincea, da ritirata del Piave, e non da sfida. Mc-Carratett osa addirittura un tiro da 3 sul più bello, la Finlandia passa per la prima volta in vantaggio con una tripla a 3’07” 76-75, Bargnani ha perso la mira dell’inizio ma recupera il suo rimbalzo d’attacco, 2 liberi fondamentali di Giachetti, 76-77 e anche il canestro del 78-79 a 1’46”.
Ranniko e Huff , idem Salin e Kotti, fanno una gran partita, ma sono stanchi, sbagliano due tiri consecutivi, veniamo risparmiati. Fallo su Bargnani che segna 1 tiro libero (78-80), ultimo vantaggio Finlandia sull’81-80 con una tripla di Salin dopo rimbalzo d’attacco a 1’23”. Freddo replica Belinelli a 42”, 81-82. Time out Finlandia che studia l’azione decisiva ruotando alcuni giocatori, e bravo “coach Dettman”…
Belinelli scippa la palla a Rannikko (22 punti) e segna 2 tl d’oro, 81-84, i finlandesi riescono ancora a segnare, ma da 2 punti 83-84 a 11”, ma l’ultimo punto è ancora di Belinelli dalla lunetta, fanno alla fine 23 punti, e sono quelli della sua maturità. Basilari in termini di stretta economia i anche i 7 rimbalzi, i recuperi e gli assist, mentre Bargnani chiude con 24 e 7 rimbalzi. E’ stata una sorta di “2 contro tutti”, Pianigiani prossimo a subire la clamorosa rimonta deve ringraziare i due giocatori della NBA, andò meno bene due anni fa a Recalcati. Non fu risparmiato, gli yuppies gridarono alla bollitura ma aveva Di Giuliomaria nel ruolo di Bargnani. Nella vita conta molta la fortuna, e in Italia anche gli “accosti” giusti, avere Bibì e Bibò della NBA che ti tolgono la castagne dal fuoco e un play freddo, orgoglioso e tecnicamente perfetto come Giachetti è una buona copertura, ma non bisogna abusarne. L’importante per l’Italia è avere vinto, anche se queste sono vittorie dell’assurdo e fanno male quanto le sconfitte iniziali, nel sistema più cartesiano che ci sia è stato sbagliato il passo d’entrata, e quando già erano scattati i campanelli d’allarme nei test pre-europei. Da escludere che Israele adesso si faccia battere in casa giovedì dalla Finlandia, è più facile che il Montenegro sia pago del suo primato. In ogni caso, l’Italia finisce giovedì e c’è sempre un Montenegro-Israele che potrebbe riaprire solo la partita per il primo posto. L’Italia è solo la prima delle seconde deluse, lo sa bene Pianigiani che vive le atmosfere del palio dove si dice che il secondo è il primo degli sconfitti. Sembra un beffardo contrappasso, grazi di tutto, la squadra c’è, finiamo in bellezza e poi arrivederci al prossimo anno. Il part-time è assicurato, a meno che questa impressionante falce di risultati alla fine deludenti, dalla prima squadra alle giovanili, eccetto la Juniores femminile, provochi qualche terremoto. Intanto la femminile si gioca a sua volta la qualificazione sempre giovedì in Lituania, se vince addio europei, sarebbe come i colleghi della maschile terza, e prima delle sconfitte.
La Macedonia “senesizzata” (il coach è Verbica Stefanov, il play del primo scudetto senese, il preparatore atletico è il mensanino Bencardino, McCalebb ha firmato per la Mps prima di andare in campo quale cittadino macedone, gran bella operazione) intanto ha inflitto alla Gran Bretagna la prima sconfitta, e pare proprio che passeranno dunque le prime 3 dei rispettivi gironi, Montenegro, Gran Bretagna e Belgio, e le seconde due saranno Israele e la Macedonia . E cioè la formazione che dopo due giornate ha tolto dalla squadra un passaportato (in virtù di due gare giocate) del campionato italiano, Marques Green, e inserito all’arrivo del nuovo passaporto questo Bo McCalebb che giustifica annessi e connessi un ricco triennale, e fa dimenticare l’era McIntyre. La Macedonia oltre ad Azzurra è la seconda squadra “senesizzata” del panorama: il coach è Verbica Stefanov, il play del primo scudetto senese, il preparatore atletico è il mensanino Bencardino, McCalebb ha firmato per la Mps prima di andare in campo quale cittadino macedone, gran bella operazione, degna di Italo Allodi.