Fortitudo, il resoconto dell' associazione "Per amore solo per amore"
Più o meno lo stesso numero di persone delle altre occasioni, al Circolo Benassi, per sentire la situazione ed ascoltare le prime parole, in pubblico, di Giulio Romagnoli. La cui giornata non era stata però positiva, dato che – guarda un po’ – le assicurazioni di Sacrati (per ora in Spagna) su una facile risoluzione dei problemi marchio et similia non sono state concretizzate nei tempi sperati, pur restando l’idea, da parte dello stesso Sacrati, di chiudere a breve l’attività sportiva.
Nino Pellacani - Siamo qui a presentare un nuovo progetto, a spiegare cose che ormai sono concrete, e confrontarci tra noi. Sappiamo esserci diverse idee, ognuno ha giustamente la sua, e siamo qui per farci raccontare quella che è una opportunità: il nostro comunicato lo abbiamo fatto, restiamo aperti alle tesi che usciranno; a oggi i soci sono 1467, la cifra raccolta è 296289 euro, obiettivo davvero grande. Ora vogliamo provare ad aumentare la base, per avere sempre più voce in capitolo. Durante l’estate abbiamo rotto le scatole a tanta gente, e dobbiamo arrivare a 4000 per continuare a seguire la nostra passione. E uno dell’Associazione, non uno dei probiviri, verrà eletto come membro del consiglio della prossima società
Niccolò Rocco di Torrepadula - Io tifo Fortitudo da una vita, ho pagato l’abbonamento anche se potevo non farlo, la fede è immutata nel tempo malgrado tutto. Ringrazio dell’essere qui come probiviro dell’Associazione, che ha raccolto quasi seicento milioni di lire solo sulla fiducia e senza scopi ben precisi se non quello di tenere vivo e vitale un marchio, un titolo sportivo, una tradizione. Alla mia età, è un miracolo, anche vedere una sala piena il 23 di agosto, e sapere che tanti hanno rinunciato a qualcosa, per questo obiettivo. E ringrazio Romagnoli, che è legato a Budrio per questioni di sport, salvandola dagli inferi del basket: speriamo che possa fare uguale con la Fortitudo. Noi abbiamo speranze concrete di poter giocare con il marchio, con il Paladozza, ma per ora una certezza c’è: l’Associazione, teniamocela stretta perché nel mondo non esiste una cosa analoga. Ci hanno provato a Pavia, ma con risultati modesti.
Federico Dettori - Da avvocato della Associazione, si è provato di capire cosa avevano in testa gli interlocutori in ballo: intanto, quale fosse la posizione della SG Fortitudo, specie nei confronti della Srl, e chiarire intanto di chi fosse il marchio. Abbiamo parlato con i loro responsabili, per capire la cosa e per vedere in che modo si potesse toglierlo alla Srl; intanto, il marchio è la F scudata e alata, ed è depositato e registrato per una serie di categorie merceologiche (si può mettere ovunque, dalle maglie alle tazzine) e anche, dal 2005, per una società sportiva. E’ di proprietà della SG, inequivocabilmente, e la Srl lo ha affittato: lo può utilizzare, ma ha una scadenza (30 novembre 2015), dopo di che la SG può riprenderselo. Poi, abbiamo scoperto che la SG aveva intenzione netta di rompere ogni rapporto con la Srl di Sacrati: non riconoscerlo più come interlocutore, chiedere indietro ogni soldo dovuto, e quindi di togliergli il marchio. Si è lavorato per predisporre un tentativo di revoca del marchio. Poi abbiamo cercato di parlare con la Srl, per capire cosa abbia in testa Sacrati: abbiamo incontrato il suo avvocato, facendo una serie di domande specie ora che nessun tifoso gli darebbe ancora fiducia. Lui continua a dire di non avere gran debiti, ma gli abbiamo chiesto quale sia il suo piano industriale, e come pagare le cose da pagare senza l’afflusso di tifosi. Risposte non ne abbiamo avute, se non che tutto sarebbe stato rinviato al due agosto, quando invece non c’è stato nulla, nessuna ripartenza, nessun piano industriale, nessun debito pagato. Al che, gli abbiamo chiesto di capire che la sua strada era finita e di fare un passo indietro per permettere ad altri di ricostruire, in fretta, qualcosa di positivo: la sua risposta è stata sdegnata. Siamo allora andati al collegio sindacale, ma nemmeno qui sono arrivate risposte. Nessuno di noi è in grado di capire come verrà chiuso il bilancio della società, nessuno ce lo ha saputo dire. Per cui, siamo andati dai creditori: la nostra idea era quella, pur non avendo nessuna legittimazione processuale, di metterli insieme per evitare il muro di gomma che Sacrati ci ha messo davanti. Qualche contatto c’è stato, non tantissimi, ma le risposte sono state solo “aspettiamo un attimo che siamo in ferie e non riesco ora a decidere”, o altri che sono stati (come in SG) pagati all’ultimo secondo. Per questo ci era venuto in mente di stare fermi un anno: la Srl è alla frutta, i conti non li saprebbe far quadrare, i giocatori – gli altri creditori – non si muovono, forse perché Sacrati ogni tanto qualche arretrato lo paga. Il Comune, poi, unico interlocutore con cui per vari motivi non siamo riusciti a parlare (lo faremo nei prossimi giorni), che non si muove in breve termine. Allora, ormai convinti di stare fermi, è arrivata la convocazione di SG di presenziare al loro post-assemblea e lì abbiamo deciso di invitare Romagnoli a parlare per poi prendere una posizione.
Renato Palumbi - Siamo importanti, siamo diventati una entità: prima avevamo solo in comune la passione per il basket, il Paladozza e la Fortitudo. Oggi siamo qualcosa che prima non eravamo, una forma embrionale che potenzialmente potrebbe diventare qualsiasi cosa. Ma, di minimo, dobbiamo essere numericamente più numerosi non tanto per il risvolto economico, che potrebbe essere anche simbolico, ma da un punto di vista quantitativo. Una volta nati giuridicamente, diventiamo una realtà che può discutere con chi si avvicina al progetto Fortitudo. Romagnoli ci vede di buon occhio, e possiamo avvicinarci a lui attraverso il membro del Cda, dato che anche questa realtà diventerà, per motivi legali, una Srl. E avere un consigliere sarà una grande conquista, perché non avrà limiti né temporali né politici: quando parlerà sarà come se parlassero, con la sua voce, oltre tremila persone. E quando ci troveremo di fronte ad un programma completo, saremo – spero, mi auguro che non ci siano ostacoli – pronti a dire che anche noi siamo la Fortitudo. Non era quello che volevamo? Non era quello che ci eravamo detti il giorno della prima Assemblea? Ora il progetto è cresciuto, e magari potremo anche stare a lungo in campionati minori, ma con un orgoglio che io non cederei a nessun prezzo. Sono un giurista, anche se sfigato, vicepresidente della Casa Madre, presidente della Associazione ho Sacrati come socio anche se questo non mi dà grandi possibilità di scoprire delle cose e di contenere le malefatte. E ora auguro a Romagnoli il benvenuto tra noi, tifoso Fortitudo fin da quando l’ho conosciuto: l’ho visto gioire e soffrire, e spero che con lui possa nascere qualcosa di importante. Magari non gigante, ma l’essenziale è che sia sano, che abbia le idee chiare, e che possa crescere senza limiti.
Giulio Romagnoli - E’ una fantastica opportunità per approfondire i temi: non voglio essere paraculo, ma avere qui tanta gente è commovente, e quanto successo in questo mese non ha eguali. E qualsiasi sarà il giudizio della gente su questo progetto, io mi sentirò orgoglioso di condividere con voi la fede Fortitudo. Stiamo uscendo da una fase di emergenza, grazie anche al lavoro dei professionisti che hanno cercato di individuare i problemi e di trovare le vie di uscita: solo per questo parlo adesso e non nelle precedenti assemblee, perché prima le cose andavano inquadrate in maniera certa. E non sono qui come patron, presidente o capo della nuova Fortitudo: sono il capomastro incaricato di imbastire una nuova casa per una F che esiste, è viva, e ha bisogno di un nuovo contenitore. La Fortitudo è SG, e dalla posizione di SG si è deciso di individuare un percorso: siamo vivi, e non condivido chi ha fatto un minuto di silenzio. I tempi sono stati brevissimi, inizialmente per i termini federali: si dovevano capire i tempi per i nostri movimenti, senza voler chiedere deroghe, e dal 30 giugno non si è più potuto creare nuove società; per questo la SG ha dovuto decidere se andare avanti o stare fermi, con rischi e pericoli in entrambi i casi. Fossimo rimasti fermi, si sarebbe perso il Paladozza, in cui giocare è un diritto per ogni società sportiva. E si sarebbe perso il patrimonio sia di pubblico che di sponsor, sponsor che assicuro ci stanno contattando per darci sostegno. Così, avremmo perso il titolo sportivo, perché ora faremo la B2 ma speriamo di crescere, quando c’era il rischio di ripartire da più in basso. Io ho solo donato il titolo della Pallacanestro Budrio, usandolo come contenitore per un traghetto verso il prossimo anno, quando ci sarà la rinascita vera e la ricostruzione completa di una Fortitudo “ristrutturata” che non deve più vivere momenti come questi. Il progetto è semplice, e va condiviso insieme, per questo l’Associazione andrà rappresentata nella nostra società: a breve deve nascere in Sg una sezione autonoma che, ripercorrendo la strada dello scorporo fatta anche ai tempi di Seragnoli, deve costituirsi una Srl che erediterà il titolo sportivo con cui giocheremo quest’anno e, speriamo, migliorato il prossimo anno. Che erediterà poi il 103 alla radiazione della precedente, e che non sarà nelle mani di un singolo, perché ci saranno organi di controllo e di garanzia per tutelare anche la sportività di chi entrerà: basta con i costruttori e con gli opportunisti, noi vogliamo fare della pallacanestro per passare delle domeniche sportive in buona compagnia e sperando poi di vincere. Prima, però, deve essere un modello sportivo ed etico da trasmettere a settori giovanili da potenziare e che diventino fulcro di una rete di società analoghe. Questo è il progetto, che non avrà proprietari ma solo azionisti e sostenitori, gestori onesti e leali che con coscienza possano garantire un futuro sano, solido e trasparente. Il percorso unico possibile è quello che è stato messo in campo, da parte di SG c’è una grande determinazione per dare un futuro migliore alla Fortitudo, perché questo non è un punto di arrivo, a differenza della Virtus o della Futurvirtus: questa non sarà mai la Futurfortitudo o la Fortibudrio, ma l’unica possibilità concessa dai regolamenti in attesa, il prossimo anno, di una Fortitudo nostra e vostra. Negli ultimi giorni si è poi cercato di “liberare gli ostaggi”, con Sacrati che alle 18.49, in una telefonata di 40 minuti, ha assicurato che la settimana prossima restituirà marchio giovani e Paladozza – quest’ultimo che non tocca a lui – anche se, senza firme, gli ho detto che queste sono solo parole. Sarebbe stato bello presentarmi qui con le cose a noi care, ampiamente promesse: riconosco che da parte sua c’è collaborazione, ma non si concretizza. Io ci spero, ma non è questo il punto di stasera. C’è propulsione per andare avanti, serve il convincimento di tutti e spero che siano in pochi a non essere d’accordo: questa è la traccia, poi si andrà in campo l’undici settembre per la Summer Cup con la maglia biancoblu e l’Aquila scudata sul petto. Speriamo di arrivarci con quest’Aquila oggi ostaggio di Sacrati, altrimenti avremo quella della SG, sottolineata dal 1901, anno di fondazione.
Dopo le presentazioni, un po’ di domande, con anche qualche contestazione (“Questa è Budrio travestita, come la Virtus sarà sempre Castelmaggiore” dice qualcuno, ricevendo anche un po’ di applausi). “Questa è la decisione di SG - risponde Romagnoli - e l’anno prossimo dopo questo traghetto avremo un contenitore vergine, sperando di guadagnare sul campo quello che i nostri ragazzi avevano già guadagnato. Vogliamo riappropriarci solo di quello che ci appartiene: la Virtus è ancora Castelmaggiore, ma la prossima Fortitudo sarà la Fortitudo, né più ne meno, e non me ne immagino altre, senza Aquila ed Effe sul petto. La wild card è una leggenda, l’anno prossimo riavremo una identità che ora abbiamo già, e ripartire dalla Prima Divisione sarebbe stato ridicolo. Così ha deciso la SG, proprietaria del marchio, e questa scelta merita rispetto”.
Ci si chiede quale sarà il nome della società, e quando ci si potrà riappropriare della “storia”, a cui Romagnoli risponde “Quello che è certo è che si inizierà con il nome SG Fortitudo Bologna e con il logo 1901 sopra. Se io potessi fidarmi di quell’altro, si potrebbe già giocare con il logo originale. Ci riapproprieremo della nostra storia nel momento in cui, perdendo l’affiliazione Sacrati, la matricola 103 – e ci sono garanzie dalla Fip – tornerà all’entità che in questo inverno ricostituiremo. Faremo poi una integrazione di nome, ma per onestà il codice resterà quello di Budrio: i termini sono scaduti il 30 giugno, non si può fare diversamente, adesso. L’anno prossimo, con la società nuova che erediterà tutto, riprenderemo le cose. Budrio invece scorporerà il settore senior, manterrà il settore giovanile, e chiederà il prossimo anno una categoria che sarà palestra dei giovani”
Poi, la domanda su come si muoverà l’Associazione, a cui risponde Paolo Santi: “Fin da subito si è pensato a cosa fare, l’Associazione valuterà ora un metodo per restituire la somma a chi non aderirà a questo progetto. Quello che ha detto Romagnoli può piacere o non piacere, ma per chi non condivide ci sarà sempre modo di togliersi, così come chi volesse intervenire maggiormente avrà le sue opportunità”, con aggiunta di Pellacani: “Noi abbiamo detto sempre che saremmo stati al seguito della SG, siamo una Associazione che avrà 1500 diversi pareri al suo interno, ma ora è l’unica strada percorribile, noi ci siamo, e vogliamo difendere quello che noi siamo. Poi, andare a vedere la squadra o meno sarà una scelta dei singoli, ma avere un associato dentro i consigli direttivi è una conquista per ripetere che noi ci siamo, e che non accettiamo cose che non vanno bene al nostro essere”
Sul Paladozza, Romagnoli: “La Convenzione prevede che questo venga messo a disposizione, poi vedremo gli sviluppi ma dubbi non ce ne sono. Poi penso che l’Associazione abbia un ruolo fondamentale, che assicura trasparenza e tranquillità, e non sarà una scatola per pochi eletti”
Un altro intervento contrario (“La Fortitudo non è un videogioco che, una volta morto, infili un gettone e riparti: la mia è sparita, e io sulla fiducia non credo a nessun progetto. E i fedelissimi non andranno a vedere Budrio, solo perché c’è un presidente immagine o il capitano”), ben applaudito, in un circolo che si divide in due (“Allora quale è la tua idea, se non quella di morire?”, risponde un altro intervento a chi prima era stato negativo) mentre tra la gente appare Davide Lamma e – per i gossippari – Laura Chiatti. Interviene poi un tifoso di Budrio: “Se alla Fossa non piace farsi chiamare Budrio, a me non piace farmi chiamare Fortitudo, e sono indignato perché Romagnoli, da noi, non ha fatto una riunione simile a questa per la nostra squadra”, a cui Romagnoli risponde “Budrio non sparisce, farà parte di questo progetto mantenendo un settore giovanile che nel tempo si è allargato, e sono anche state fatte offerte per non andare avanti su questa strada. Qui si è lavorato tanto, convinti, pur sapendo che qualcuno non sarà mai contento e che qualche altro avrebbe fatto sicuramente meglio. Ora, diamo dei segnali al mondo degli imprenditori: qui stiamo cercando di fare qualcosa, e non è possibile essere subito accolti da dubbi e insulti. A mettersi in questa situazione ci vuole tanta passione, spero che chi non è d’accordo cambi idea e io sono pronto ad accogliere tutti, ma pensiamo che ci può anche essere della buona fede, ogni tanto. Nessuno ci guadagna, eventuali guadagni non vanno a me, a Tesini o Palumbi, ma andranno usati per fare salti in avanti. E se ci saranno delle perdite, si cercherà di ripianare: questa è la nuova Fortitudo, nessuno specula, non ci saranno padroni e nessuno si approprierà anche solo di una lira che entrerà nelle casse della società”.
Federico Dettori, poi, chiede cosa potrebbe succedere nel caso in cui il progetto non andasse in porto. “Dovremmo aver sbagliato molto - risponde Romagnoli -perché il percorso è definito e delineato da SG. Ma il marchio rientrerà, e solo questa realtà potrà beneficiare del marchio: se poi ci saranno 200 tifosi si farà la serie C giocando in Furla, se ci sarà il consenso di tutti quelli che speriamo ci seguano, ambiremo ad altre prospettive. Altre Fortitudo non ne possono nascere, questa Srl attuale è stata scomunicata da SG, e noi cerchiamo di andare avanti senza tradire i valori della Casa Madre”.
Paolo Santi chiede poi se non si poteva affiliare, facendo gli stessi percorsi, direttamente la SG senza passare da Budrio, domandandosi poi se non ci possa essere un colpo di coda di Sacrati. Risponde Palumbi: “Esistendo la Srl, che esisterà fino a che non ci sarà un fallimento o un cancellamento federale, la SG non può prendere iniziative in questa direzione. Noi ragioniamo sulle cose probabili, e parto dal presupposto che Sacrati un altro anno di vita non lo potrà avere, in Srl: basterebbe un giocatore che mi passasse il suo credito, per fare istanza di fallimento. Se poi Sacrati pagasse, io troverei un altro creditore, e via così: a me poi sembra che lui si comporti così, o almeno così dice, perché permaloso dopo il trattamento ricevuto al Paladozza”.
Rimangono dei batti e ribatti singoli, con anche un po’ di voci alzate tra Pellacani ed un tifoso, per poi sciogliere l’Assemblea.
Enrico Faggiano