Italia: 7 giorni di fuoco
Lo sport italiano è sempre uguale a se stesso, non cambia mai, semplifica situazioni disperate e complica situazioni facili. Anche all’interno di una stessa vicenda si vivono atti contrastanti, e dopo la bella (ma non salvifica) rappresentazione di Tel Aviv offre due tesi estremi nelle sue convinzioni lo stesso Simone Pianigiani .
Il grande logico, il cartesiano della panca, ha dimostrato il suo talento per la panchina. Nessuno lo dubitava, non si vince quanto con lui se non hai qualità, c’entra poco la sua squadra senese di All Star. Semmai è lecito – ma forse più utile - discutere sulla bontà di certe scelte costruite più sull’oggi, su un concetto di filosofia di club piuttosto di orizzonte azzurro, di tempi e modi. Specie senza un dovuto corredo di esperienza internazionale, di logiche di club.
E’ sibillino, infatti, il “verbo” senese nell’analisi della vittoria di 5 punti quando afferma “Sinceramente ci saremmo meritati di ribaltare la differenza canestri nei loro confronti”. E lapalissiano invece quando aggiunge: “Ci voleva, finalmente, una grande partita per testimoniare la crescita di questo gruppo. Una vittoria del genere ci serve per continuare a lavorare e crescere”.
Fra questi due assunti, il baricentro inequivocabile un dominio incontrastato che spacca la gara come un’anguria matura, divide le due squadre di ben 15 punti (54-69) alla tripla di Mordente a 2’ della fine del 3° quarto. E’ esaltante vedere un’Italia con l’acqua alla gola trasformarsi in un delfino, per costume e storia delle squadre azzurre di ogni gioco di palla (e magari anche storia del paese) e un’Israele che non s’aspetta di essere aggredita nel suo tempio (inespugnabile), e inoltre mostra segni di stanchezza già affiorati la gara precedente col Montenegro.
Israele ha recuperato, senza peraltro giocare meglio dell’Italia nei restanti 12 minuti, 10 di quei 15 punti. E i 5 punti restanti sono un saldo che non basta nel caso di un arrivo a pari punti. Una vittoria non completa, come doveva e poteva essere. Non riesco perciò a capire bene di chi sia quel “merito negato” dove voglia parare Pianigiani, a chi allude per una vittoria che nei fatti ci stava tutta per 10-15 punti. Si tratta, chiedo a “Supersimo”, di un merito astratto che non è stato incassato, cioè una sua personale convinzione? O è il rammarico ripensando a quei 10 punti persi dai suoi giocatori per strada, quando l’avversario era ormai alle corde, frastornato? E col suo leader, quel Tal “Solid” Burstein ancora sotto choc per la palla persa in Finlandia?. O è un richiamo a qualche decisione arbitrale che affiora qua e là dalla lettura di qualche giornale?
Gli ultimi 12 minuti di Tel Aviv sono la conferma, scontata, sia delle potenzialità virtù ma anche dei discorsi irrisolti. Fra i primi, la qualità alta di qualche giocatore azzurro rispetto ad altre formazioni, perché nella NBA - parlo di Bargnani e Belinelli, protagonisti principali - non ti coprono con decine di milioni di dollari se non sei uno bravo a stare sul set. E non dimentichiamo: rispetto a tutte le altre squadre delle qualificazioni, il purgatorio del basket, noi di giocatori da “star system” ne abbiamo addirittura due. Anche in questo dunque abbondiamo. Fra i secondi (discorsi irrisolti), c’è il problema di una leadership, la presenza di un totem, in attesa che maturino i “Bibì e Bibò” della NBA e arrivi Gallinari, e in questa fase di transizione, indisponibile N(per il 3° anno) il senese Stonerook questa figura ideale era certamente Richard Mason Rocca, utile sottocanestro e per dare maggior forza e compattezza a quel blocco-Armani che assieme a quello di Roma regge un po’ la riscossa della via italiana al basket. In campionato .
Quando Bargnani è finito in panchina, il centro dell’area è sembrava una ciambella col buco: e lì Lior Elihay ha costruito i suoi 19 punti. Sarà un caso che Lior, sia passato da 0 punti dell’andata a 19 del ritorno, con 7/10 da sotto (70%), 5/6 nei liberi, e abbia toccato il massimo stagionale contro di noi? dInoltre Rocca poteva dare forza a quel blocco-Armani che assieme a quello di Roma regge un po’ la riscossa della via italiana al basket.
Ma ogni allenatore è pagato per scegliere, e fra i due naturalizzati Pianigiani ha scelto l’opzione Maestranzi col suo 1,75, la poca esperienza internazionale, un carisma che (forse) verrà col tempo. Una scelta convinta, per questo da rispettare, anche se nel roster dell’Italia sul sito della FIBA il nome di Richard Mason Rocca è ancora in bella vista. Segno che quella era un’ipotesi di partenza. La cosa strana è vedere che la scelta del play è maturata in un settore dove eravamo già coperti , e dove il nostro Tiny-Tony di Chicago è costretto a circolare, col suo 1,75, al largo dalle aree affollate. C’è una logica a lasciare scoperto il settore del pivot.?
Non era meglio dare quell’appoggio di cui Bargnani per primo ha bisogno, e che l’anno scorso raccontò Charlie Recalcati venne caldeggiato proprio da Bargnani?. E’ infatti dal problema del centro che sono venuti i guai maggiori per gli azzurri, vedi anche i canestri di Pekovic in Montenegro. Ma come?. Hai un Poeta in grado di capitalizzare due anni di cabina di regia, e lo metti da parte (non gioca nemmeno con la Lettonia)?. E non voglio credere a quello che mi raccontano, che ci sarebbe un’incompatibilità tecnica fra lo scugnizzo e Bargnani…
Gli allenatori sono pagati proprio per trovare queste compatibilità, fra campioni ci si deve intendere sempre. Hai poi Fabio Di Bella, miglior play dell’anno con Caserta, che possiede fisico, mentalità, ritmi, controllo per dirigere una squadra e, un vero mediano nel senso della canzone di Ligabue, e non lo provi ? Non fai sorta di spareggio con Maestranzi, Poeta, Vitali, Giachetti?. E vogliamo dello stesso Giachetti che sarebbe diventato un caso se non fosse entrato lui a Tel Aviv ad aggiuntare la squadra?. Da sempre sostengo che tutti i suoi allenatori regolarmente sbagliano a considerarlo il terzo play , finendo poi per promuoverlo titolare quando la squadra fa acqua.? Non è stato forse Giachetti a riaggiustare la stagione di Roma, come a determinare quel primo stacco (37-46) guadagnandosi liberi e rimbalzi?. Rivedere il filmato, please..
Il basket azzurro maschile di questo decennio ci ha dato purtroppo in Europa solo un bronzo maschile e due bronzi con una Under 20 e la Juniores,e fra le cose utili ha perso anche una formidabile stagione dialettica, quella di Aldo Giordani e di successive scuole di pensiero isolate, e comunque vispe, libere, contro un sistema un po’ manicheo , presuntuosamente territoriale, protezionista per chi poco sa. Figure che con questo sport, un tempo fenomeno sociologico potenzialmente alternativo al calcio in proiezione, vantano un rapporto simile a quello di un operatore di fronte ali listini di borsa. La visione sportiva è in secondo piano.
Venerdì sera l’Italia sera a Bari (ore 20.30, Rai sport) l’Italia torna in campo contro la Lettonia che ci ha battuto (inopinatamente) all’andata, recentemente ha perso duro in Israele e in casa col Montenegro e non può disporre del suo capitano (Romual Sirnis), un giocatore chiave. La squadra è ormai tagliata fuori. Ma il meccanismo di questi gironcini infernali contempla anche le retrocessioni, oltre che per i giocatori un buon possibile ingaggio in un Europa dove è forte la richiesta anche dai paesi in via di sviluppo. Quando si ragione dei paesi baltici, si deve ragionare per numeri bassi e rispetto massimo per il proprio patrimonio. Molti vanno a giocare nei college americani, ma la squadra per ora non schiera passaportati, oriundi, fa col suo come potremmo fare noi con un risparmio di decine di milioni di budget.
In queste qualificazioni, la giornata cruciale è quella del 23 agosto. Sono in programma le trasferte dell’Italia in Finlandia e di Israele in Lettonia, e la vittoria potrebbe non bastare. L’Italia chiude la serie di 3 gare fra il 20 e il 26, stasera con i leggeri baltici, poi la trasferta del 23 con la Finlandia fanalino di coda, infine l’ultima gara in casa con Montenegro il 26. Domani Israele riposa, è previsto l’aggancio, un’Italia capace di migliorare la continuità può fare il 3 su 3.Ma siamo alle solite: l’Italia della rovinosa partenza (0-2), della sua inesperienza, della panchina part-time senza puntelli esperti, non è più padrona del suo destino. E non si può dare mai per morta Israele, specie vedendo quale minacciosa una spada di Damocle quell’ultimo atto del 29 agosto. Quando l’Italia, finita la sue serie, farà da spettatrice di Montenegro-Israele. Un match che potrebbe puzzare di zolfo, fra una squadra già qualificata, l’altra che col coltello fra i denti.