Un Poeta per la dotta

01.08.2010 12:04 di  Roberto Bernardini   vedi letture
Fonte: Enrico Campana
Un Poeta per la dotta

Simone Pianigiani ha decretato, almeno nelle sue prime scelte, che il play titolare della squadra per il torneo di qualificazione all’Europeo 2001 (esordio il 2 agosto a Bari contro Israele) è Tiny-Tony Maestranzi. Il paisà che viene da Chicago col suo metro e 75, gioca nella combattiva squadretta di Montegranaro, e pur mancando della benché minima esperienza internazionale (il suo club non è copparolo) vanta tuttavia lo schematismo mentale di “scuola cardaioliana” adatto a quello che vuole il neo-CT. Il quale ha fatto di Beppe Poeta, il giocatore italiano più tagliente e bravo nell’assist, da titolare a i terzo-play. E magari il quarto de dovesse arrivare Fabio Di Bella, altra assenza col punto interrogativo. Se il regista del Milan fosse stato trattato così dalla nazionale di Lippi, sarebbero crollate le volte del Palazzo, il basket invece non discute, sembra risponda a un’entità superiore, un Grande Fratello invisibile. In realtà è solo acquiescenza, i problemi sono molti, e poi il basket non crea e non vuole discussioni, critica, men che meno autocritica e la gente reagisce conseguentemente disertando i palazzetti (come ha fatto nei playoff). E cambia canale, passa su Sky a gustarsi la NBA, specie i giovani che non vogliono essere gabbati: e vedendo la circolazione frenetica dei nipotini degli Harlem Globetrotters che adesso hanno capito che grazie al “passaporto compiacente” dell’Est prolungano la loro carriera e aumentano il conto in banca quando negli Usa sarebbero disoccupati. Naturalmente non deve suonare strano il beneplacito della FIBA per la quale un paio di innesti rendono le rassegne europee un po’ più presentabili , loro – i teenagers, forza sociologica di questo sport più dei nostri “nuovi” dirigenti – sanno morte vita e miracoli e tare dei suddetti routiniers, e fanno pollice verso. E dicono: perché mai dovremmo andare in un palasport per vedere certi spettacoli, come l’americano in salsa macedone, e magari essere alla mercè anche di un tifo organizzato?
Il simbolo paradossale degli umori altalenanti e delle scelte a zig zag con cui si procede e scaramucce tipo quelle della politica, “Lega contro Fip “che sanno di niente e portano al nulla o al massimo un gioco delle parti, contro un indilazionabile piano strutturale, è il declassamento di Beppe Poeta. Ha fatto benissimo la Virtus Bologna, grazie al proverbiale fiuto imprenditoriale del suo proprietario che insegna come si può fare grandi affari ai tempi di crisi, per ridare allo scugnizzo di Battipaglia quella fiducia che gli mancava forse persino da ultimo anche in casa sua. Il caso è stucchevole, anche dal punto di vista economico. L’anno scorso in “Sommo P.” valeva 800 mila euro, la Virtus l’avrebbe invece acquistato con 180 mila euro più un bonus alla società teramana che diventa quindi la fornitrice ufficiale della Real Casa bianconera, avendo passato in blocco il suo tandem play-pivot, Poeta e Amoroso, e sbandiera comunque ben 1300 abbonamenti.
Del trasferimento alla Virtus i giornali avevano dato conto, per dirla alla Enrico Mentana, nei giorni scorsi. I comunicati, su questo affare, son tutti rose e fiori (e salamelecchi fra i due proprietari) in realtà non era proprio così, il giocatore e i suoi agenti volevano altre esperienze, ma al “nemico che fugge ponti d’oro”, naturalmente detto metaforicamente perché è saggio che si dividessero consensualmente, che Teramo continuasse nella sua saggia politica della lesina e sociale e meno saggio che in nazionale non gli neghi un’opportunità per capitalizzare quella fiducia che gli aveva dato (magari con riserva) Charlie Recalcati.
Un caso analogo è quello di Daniel Hackett che ha pagato in prima i persona i travagli della Benetton la scorsa stagione, e per uno sfogo giovanile riguardante l’allenatore dopo una gara perduta ha messo alla porta l’allenatore e poi anche il suo play effigiato nel manifesto Green-Energy. Una gestione a mio avviso affrontata troppo ruvidamente , un usa e getta che non poteva finire con un trasferimento terapeutico a Pesaro (che si chiamerà Scavolini Siviglia) per l’ex play di Southern California che non andava nemmeno trascurato dall’azzurro (ultima medaglia delle nostre nazionali, se non erro, è quella del 2007 della Under 20 a Gorizia), specie se il suo nuovo coach che l’ha voluto a Pesaro è pure l’assistente del CT.
Poeta ha contribuito in 4 anni ala crescita di Teramo la cui favola sarebbe andata anche oltre, magari, senza un fischio arbitrale divenuto storico grazie a You Tube, manifesto dell’orgoglioso italian-way dei nostri fischietti che saranno fieri della Canossa del loro ex capo Luciano Tola che messo fuori dalla porta principale rientra dalla finestra, si trova nella lista per la A 2010-2011 per cui saremo curiosi come si troverà a suo agio quando dovrà dirigere con i suoi “golpisti”. Che bella storia, da rotocalco TV.
Il discorso di Daniel Hackett è invece diverso, il alto di categoria fra i college Usa e il campionato-spaghetti non è facile, il giocatore ha potenzialità e limiti, ma il play polarizza i problemi di una squadra e avrà modo di rifarsi Pesaro che un domani magari potrà anche pensare a mettere in panchina un personaggio unico, capace e amato, come Rudy Hackett, il padre di Daniel potenzialmente un allenatore più unico che raro il quale però non appartiene alla “casta”.
Detto del mercato – o meglio del discount – italiano, occupiamoci dell’euromarket, cioè quello più interessante riguardante l’Eurolega dove Siena con Malik Hairston ha fatto complessivamente operazioni interessanti, anche se contraddittorie per quel Kaukenas riproposto, a 33 anni, dopo le feroci critiche dei fan del Real Madrid neo cpnfronti der “el geriatrico de Ettore Messima” (così gli sfoghi sulla rete) , con un contratto triennale.
Certo, quando alla Mps si lanciò lo slogan “un nuovo ciclo” David Hawkins era inamovibile, poi l’ex Falco di Temple ha scelto di fare grano, come a Roma e Milano per calarsi nei panni (di lusso…Armani) del Figlio Prodigo, perciò ha fatto bene a puntare su un giocatore di grandi potenzialità quale Malik Hairston. Voglio vedere con Kaukenas quale spazio avrà il MVP della stagione, Pietro Aradori, che il suo nuovo allenatore ha panchinizzato in azzurro perché Belinelli è Belinelli, uno della NBA e non dell’Italian Spaghetti. La forza esplosiva di Aradori è quella del suo piacere per il gioco, è una persona intelligente e se nsibile , non è facile dopo un campionato come il suo sbandierare che si preferisce l’Eurolega e poi si trova a dover entrare nelle rotazioni. Buona fortuna a lui, e naturalmente a Pianigiani e alla Mens Sana.
La risposta senese alle partenze di McIntyre, Sato, Domercant, Eze è stata rapida ed efficace, con l’ingaggio di McCalebb, Hairston, Aradori e Milan Rakovic. Fossi in loro avrei tenuto ancora (a gettone) Marconato o preso Luca Garri, un pivot-soldato, quadrato, positivo (28 anni, 2,07) che ha giocato a Roma e alla Virtus Bologna con esperienze di Coppe oltre che di azzurro e da ultimo a Biella Mastrolindo Rakovic possiede stazza ma manca di esperienza di Euroleague, non è per ora un polarizzatore, un terminale. Bastano, mi chiedo, Tomas Ress rientrato in azzurro grazie all’infortunio di Cusin che ha lasciato Cremona e Kristof Lavrinovic, in caso di falli e altri intoppi?
A propositi di lunghi, il Partizan affidato a Vlade Jovanovic, per 5 anni assistente di Dule Vujosevic passato al Cska Mosca, dopo la scelta del play McCalebb ha dato via libera anche alla partenza verso l’Efes Istanbul del pivot Lawrence Roberts, 2,06, 27 anni, 9,1 punti, 7,4 rimbalzi, 2,3 assist, ben 16 punti nella finale per il 3° posto nelle Final Four di Parigi, ex NBA per 81 gare a Memphis. Un dramma?. Nemmeno per sogno…Ne ha approfittato per fare una squadra pan-slava confermando il ceko Ian Vesely, l’australiano.serrbo Alecs Maris, i due pivot titolari, e lo sloveno Jaka Klobucar e inserendo, a fianco dell’esperto Rasko Katic (2,08, 30 anni) anche una serie di giovani torri, i cui nomi sono Nemanja Besovic (2,l1, 18 anni), Darko Balaban (2,12, 21 anni) e Branislav Djekic (2,06, 19 anni). Da guardare con interesse questa scelta: i serbi chiuderanno davvero le porte agli americani? E sceglieranno un anno di transizione?
Intanto i tedeschi del Brose Bamberg, vincitori della coppa nazionale e dello scudetto, hanno premiato con la conferma lo slovacco che ha segnato i canestri decisivi di gara 5 di finale, Anton Gavel (25 anni, 1,89, 10 punti, 2,3 rimbalzi, 2,1 assist) che gioca in tre ruoli, è un forte difensore e all’occorrenza anche un tiratore (16 punti basilari per conquistare il titolo) della squadra di Chris Fleming.
Valencia che grazia al successo nbell’Eurocup entra nel tabellone dell’Euroleague quale quinta squadra spagnola, si è rafforzta con Jones Augustine (26 anni, 208) che dopo l’Università di Illinois con la quale si è affermato come uno dei migliori giocatori NCAA, ha giocato a Orlando e poi è venuto in Europa giocando l’anno passato a Gran Canaria.
Linea verde anche per i lituani del Rytas Lituvos che hanno cambiato allenatore, via Rimas Kurtinaitis, l’ex tiratore dell’Urss, dopo tre anni di successi fra cui l’Eurocup 2008 a Torino, e in panchina Drazen Anzulovic, 46 anni, il figlio di un mio ex caro amico, il miglior telecronista di Croazia, cresciuto nel Cibona e poi tornato come allenatore, con varie esperienza anche alla KK Zagabria, in Ucraina, Russia e Belgio. “Zule” junior mette in squadra alcuni gioielli dell’ultima generazione del fiorente basket baltico, quali Petras Balocka (23,2,03) che si è fatto le ossa nei college Usa (l’Università da Hawaii ed East tTennesse, l’anno scorso 7,8 punti e 8 rimbalzi) e quel Jonas Valanciunas, 2,10 di 18 anni che sta disputando un europeo under 18 da protagonista, miglior rimbalzista e secondo realizzatore.
Nella stessa rassegna, purtroppo, l’Italia che schiera l’inesperto reggiano Giovanni Pini (2,05) è ultima ai rimbalzi in assoluto, fino a quello storico 18-53 che non è il punteggio finale della gara contro la Serbia ma la differenza dei rimbalzi. E se la crisi continua, e finiscono i soldi, come facciamo a prendere prossimamente gli stranieri?. Domanda che giro a tutte le società della pallacanestro italiana, e non solo alle 16 di A che chiaramente avendo il pallino in mano non vogliono una riforma strutturale, anche perché continuano a ottenere tutte quelle cose che volevano e che Meneghin dapprima non voleva dargli. Ma perché, allora, le varie leghe minori e soprattutto le società (perché magari le suddette leghettine sono satelliti del sistema frenante…), non si muovono limitandosi a lamenti e gemiti del tutto sterili?