Italia poco mondiale

14.07.2010 19:40 di  Roberto Bernardini   vedi letture
Fonte: Enrico Campana
Italia poco mondiale

L’estate azzurra è molto calda pur avendo scelto la nazionale dei giganti di stare nella penombra e disertare tutti e quattro i grandi appuntamenti iridati del mid-term olimpico. E su tutta la linea, squadra maschili e femminili. Provate a immaginare il can-can che il calcio avrebbe provocato di fronte al crollo della maginot azzurra anche a livello di autorevolezza, ma di fronte alle decisioni di un basket teocratico-plutocrate – la cui sintesi è un’esterofilia che non porta lontano, a meno sia un secondo fine e il primo sia da chiarire – nessuno ha battuto ciglio.

Per le declassate nazionali maggiori in cerca della maggiore età si ricomincia dunque “solo” dai pre-europei, la trafila obbligata per rientrare – si spera alle Olimpiadi – ed è così npassata in fureria il discorso della wild card per la Turchia.

Si trattava di un modesto investimento di 600 mila euro, la cifra di una modesta sponsorizzazione che certamente anche la più piccola agenzia di marketing non avrebbe faticato a trovare. Cifra che, sfruttando l’autodafè azzurro, il travagliato e cenerentolo Libano ha subito messo sul tavolo per sfilare coi grandi del basket. Pensate che interesse, a parte quello localistico-territoriale, può avere questo basket agostano in giro per un’Europa minore quando si poteva andare ai Mondiali di Turchia a pugnare col Dream Team e la Super-Spagna.

A proposito di bavagli… vogliamo ricordare un anno fa il battage per la sfortunata (o velleitaria?) candidatura italiana per i mondiali 2014, senza impianti all’altezza, che sembra 3-4 volte superiore alla cifra della wild-card? Mi chiedo quale sia la logica progettuale considerando cronologicamente queste due decisioni prese sulla pelle della nazionale e anche di un prestigio italiano dello sport in senso lato: prima vogliamo i mondiali, creiamo un ambaradan e poi stiamo a casa…Domanda: ma chi ha preso una decisione tanto autolesionista e per quale ragione quando si potevano fare due squadre competitive, con due coach part-time e forse avere anche Danilo Gallinari in Turchia?. Misteri poco gaudiosi che ci piovono sul capo puntualmente negli ultimi anni, e che hanno portato a un distacco profondo fra il movimento e i tifosi. Leggere le curve d’interesse, spettatori, incassi, spazio sui giornali, ratings, etc.Tutte in discesa, tranne i costi.

Quattro mondiali, dunque, senza il tricolore sul pennone, cosa mai successa nemmeno nel dopo-guerra quando l’Italia aveva altro a cui pensare. Il primo dei quali, quello inaugurale, l’ Under 17 di Amburgo (2-11 luglio, 12 formazioni), si è appena concluso e ha visto gli Usa trionfanti (105-70 all’Australia nei quarti, 103-83 al Canada in semifinale, 111-80 alla Polonia in finale). Secondo appuntamento, in versione al femminile iridata Under 17, dal 16 luglio in Francia (Tolosa e Rodez, 12 squadre). Il 28 agosto si apriranno i mondiali in Turchia (24 squadre), il clou dell’anno: qualificazioni ad Ankara, Smirne, Istanbul e Kayseri, dagli ottavi alla finalissima tutti a Istanbul. L’epilogo, quasi un mese dopo, dal 23 settembre all’8 ottobre con i Mondiali femminili nella Repubblica Ceka, a Ostrava, Brno, Karlovy Vary.

Per le nazionali azzurre maggiori, i tornei di qualificazione tutto il mese d’agosto. Gli azzurri aprono il 2 agosto (20.30 a Bari) con Israele, Finlandia, Lettonia e Montenegro completano il girone. Per la femminile il 2 agosto Italia-Croazia, a seguire Belgio, Lituania e Olanda.

Dalla Croazia è partito in questi giorni il tour degli europei giovanili che assegnano ben 6 titoli continentali (3 maschili e 3 femminili, under 20, under 18 e cadetti).

All’ombra delle nazionali maggiori che tentano di risalire la china e rientrare negli Europei per staccare il visto per Londra 2012, l’Italia è scesa all’8° posto, ma il panorama è più irritante che sconsolante. Il tema di fondo (ma non tanto, e mi vorrei sbagliare…) riguarda il part-time: è utile o no alla nazionale?. Non fa forse saltare la programmazione, e una centralità che significa in una parola “autorità”?.Tutte o quasi le nazionali sono state affidate ad allenatori di club, addirittura ben 3 per la maschile , quindi non ci sarà mai più forse una scuola di pensiero italiana, centralizzata appunto, come quella nata con Paratore e Primo, d’ora in avanti come si dice “vince chi detta il prezzo del pane”

E’ già nell’aria purtroppo il primo verdetto, e riguarda proprio la squadra che aveva dato le maggiori soddisfazioni negli ultimi anni,la più strategica per il ricambio, la Under 20. Anche se batterà nell’ultimo turno delle qualificazioni a Makarska la formazione casalinga, una delle favorite, sarà infatti esclusa dai quarti la Under 20. Questo in un contesto di netta flessione del nostro movimento giovanile che si riverbera su Azzurra, mentre la femminile ha prodotto l’anno scorso il lampo (isolato?) dell’oro dei Mediterranei con decisa pinta del fattore-campo.

Dino Meneghin che della struttura del settore squadre nazionali è stato la quinta colonna, come neo-presidente ha pensionato frettolosamente, senza una discussione e buon uso dei saggi – tutti esiliati – il sistema degli anni d’oro. Si sceglie il part-time, contrario alla linea CONI perché dal Foro Italico il messaggio guida dello sport italiano è questo: Azzurra deve affermare una via tecnica ed ideologica autorevole. Ma anche e soprattutto, in questo scenario attuale del basket, un contrappeso e non una propaggine come rischia di essere questo sistema “ibridato” o geneticamente modificato. Lo confermano gli ultimi atti riguardanti, fra i molti, quella polveriera che è ormai il settore arbitrale dove speriamo nessuno butti un cerino, altrimenti sarebbe una vera Piedigrotta.

La Under 20 è passata dal 3° posto del 2007 (6-2) al 4° dello scorso anno (3-6), è stata la vincitrice della prima edizione (1992, 6-1) e d’argento nella seconda (1994, 4-3). La formazione, allenata da Pino Sacripanti, il bravo coach della Pepsi Caserta semifinalista dei playoff, e il quale ha messo la sua firma nell’ultimo bronzo, non è stata fortunata. L’anno scorso si era aperta la strada alla piccola finale battendo la Russia che invece stavolta ci ha battuto.

Già azzoppata da un elemento-chiave come Andrea De Nicolao, il 19enne play della Benetton selezionato un anno fa per la Squadra Europea e che sta recuperando dopo l’intervento al ginocchio e verrà prestato per fare esperienza (richiesto da Avellino e dalla Virtus Siena ma destinato a una squadra di A-2) l’Italia ha avuto il vento contrario anche nella fase preliminare. Ha perso di stretta misura con Russia e Francia (per 8 soli punti di scarto totali) portandosi dietro le due sconfitte e riuscendo almeno a passare il primo turno battendo con sicurezza l’Olanda. Nella fase di qualificazione è stata sconfitta nettamente dalla Spagna con i suoi gioiellini perché lì crescono altri Ricky Rubio e le Furie Rosse dominano a tutte le latitudini. Una nazione-farocome scriviamo da anni e incautamente tirata in ballo invece dal capo del nostro sport per i risultati delle ultime Olimpiadi.