Bertomeu: «L'Eurolega va avanti. L'Italia non fa abbastanza».
I risultati latitano, ma nel tirare dei pacchi, noi italiani, siamo i migliori in Europa. La notizia è ufficiale: Torino non organizzerà le Final Four d'Eurolega del 2011, come annunciato in pompa magna qualche mese fa, per il cambio politico ai vertici della Regione Piemonte che ha fatto saltare un accordo già raggiunto. «Mi dispiace - dice il commissioner dell'Eurolega, Jordi Bertomeu . abbiamo fatto il possibile, arrivando ad assumerci anche tutti i rischi dell'organizzazione. Ma quando ci è stato negato perfino l'allestimento del Palalsozaki per i 15 mila spettatori richiesti per organizzare l'evento, é stato evidente che dovessimo rivedere la nostra scelta per un problema più politico che sportivo. Entro fine settimana vogliamo annunciare la nuova sede tra le candidate ad ospitare le edizioni dal 2012 al 2014». Tutti a Barcellona, Londra, Instanbul…Siamo l’unico paese che ha perso una Final Four (anzi due, con Roma 2010 che si sarebbe dovuta giocare in un palazzo che ancora non c’è), che ha gettato licenze pluriennali per disastri societari (Treviso, Fortitudo), che vanta così tante rinunce anche in Eurocup. E oggi, le nuove regole spingono l'Italia verso la bassa serie B d'Europa.
Signor Bertomeu, in Italia pensiamo sempre che qualche santo ci aiuterà. Magari che, data la crisi, ci sarà la deroga alla capienza minima di 10.000 spettatori prevista dal 2011...
«Non possiamo fermarci, come in bici: se non pedali, cadi. Anche perché, per quanto riguarda gli impianti, l'Europa va avanti con noi. In Italia i club devono lavorare molto anche su questo aspetto, non li aspettiamo».
Roma e Milano si stanno per trasferire, in campionato, in impianti più piccoli. Dei 13 club con licenza pluriennale, Siena e Roma sono 10ª e 11ª per pubblico, Milano è finita penultima assoluta con 2500 spettatori di media.
«La riflessione va fatta sulla potenzialità del mercato: dire che dove vanno 4000 spettatori non è necessario un palazzo da 10 mila è sbagliato. In altri Paesi, e non solo in Spagna che tutti ormai usano come scusa, si ha la dimostrazione che lavorando sulla potenzialità si possono avere 10 mila spettatori di media, come a Berlino in Eurocup. Basta avere l'umiltà di imparare da quelli che hanno ottenuto certi risultati. In Italia non è stato fatto lo sforzo necessario e neppure sufficiente: Roma e Milano hanno il mercato per riempire grandi palazzi».
Soprattutto Milano, non ha messo l'Europa tra i suoi obbiettivi...
«Seguo con grande speranza l'Armani, forse non ha ottenuto quello che tutto il mondo si aspetta, ma sento la voglia di emergere anche se coi loro tempi. Con Roma è la piazza importante per l'Eurolega. Siena è una grande realtà ma con gli svantaggi e i vantaggi di un mercato piccolo».
In Italia diciamo che non vinciamo più per colpa dei soldi. E' una scusa, ma è vero che il budget delle big è troppo elevato, insostenibile.
«C'è una logica anche se non una correlazione diretta tra budget e risultato: nel calcio la Champions la vincono sempre squadre come Inter, Barcellona o Manchester. I momenti non sono maturi per pensare un salary cap, oggi non si possono comparare i bilanci perché le leggi fiscali degli stati sono differenti. Siamo partiti dal basso, introducendo la possibilità che l'Eurolega controlli direttamente i budget dei club e possa escludere quelli che non danno le garanzie economiche per affrontare una stagione in modo competitivo».
Avete festeggiato i primi 10 anni d'Euroiega, un modello ancora unico in Europa. Come sarà nel 2015?
«Col sistema di competizione varato nel 2009 ormai assimilato, dove la stabilità permetterà ai grandi club di diventare sempre più grandi e agli altri di avere le giuste motivazioni per tentare di entrare nell’elite. Che non è ferma ma sarà sempre in movimento e che si rinnoverà perché dal 2012, alla fine della stagione, l’ultima del ranking tra i club con licenza pluriennale la perderà a favore della migliore delle altre. Commercialmente, ogni anno miglioreremo e popolarità del nostro prodotto. Lanciamo la partita della settimana, uno sforzo notevole per portare nei 200 Paesi dove è visibile l’Eurolega una trasmissione televisiva di qualità produttiva superiore».
È ricominciato l’esodo dei giocatori di punta verso la Nba. È preoccupato?
«In certi casi, non poter trattenere certi big è l’effetto della crisi, nei casi di Pekovic e Splitter era arrivato il loro momento per andare nella Nba. Sono preoccupato più delle condizioni nelle quali l’America ci restituisce i nostri giocatori Negli ultimi anni, la differenza l’hanno fatta giocatori con il copyright Eurolega, come Navarro o Teodosic, non i Childress».
Luca Chiabotti