Re Oscar: «Caserta-Milano? Vinciamo noi»
Sfogliate, sfogliate pure l'album dei ricordi. Se Celtics-Lakers è la storia della Nba, Milano-Caserta è la classica Nord-Sud che dominava la scena italiana degli anni '80. «Mao Santa» Oscar (il recordman mondiale dei punti segnati: 49.703) ne ha giocate tante, di quelle sfide. Oggi il 52enne brasiliano si divide tra San Paolo e Miami, dove suo figlio Felipe (nato a Napoli...) studia per diventare produttore cinematografico.
«Di cosa mi occupo? Prima mi guadagnavo la vita giocando a basket, adesso lo faccio parlandone. Convegni, ospitate nelle televisioni, organizzo da anni corsi motivazionali, non solo per chi vuole diventare grande nello sport, ma anche nelle grandi imprese multinazionali».
Caserta-Mllano dopo 20 anni è tornata sfida ad alto livello, vale la finale: chi passa?
«Noi».
Noi?
«Si, noi. Ossia, Caserta. Sono al corrente di tutto, mi fa troppo piacere che sia tornata di nuovo tra le migliori. Caserta è come se fosse la mia casa, quando loro vincono, è come se lo facessi pure io. Ho ancora molti amici lì, il mio compare Mario Basile e mio fratello Chicào che non si è più mosso dalla città».
Da quanto manca in Italia?
«Dalla festa che organizzarono per la mia ultima partita, 8 dicembre 2003: conobbi l'attuale presidente, Rosario Caputo, a cui regalai un pallone firmato, con la speranza di vedere il club di nuovo in mezzo ai grandi. Sono stati straordinari».
Che ricordo ha di quei mitici Caserta-Milano?
«Non mi dimenticherò mai di D'Antoni, lui c'era sempre con quei canestri da tre nei momenti più difficili, sempre. E poi Meneghin: due persone meravigliose che ho imparato a ammirare. Nemici nel campo, ma miei amici fuori. Erano comunque partite super: mi mancano troppo».
Se Caserta dovesse andare in finale, tornerà? Aspetta l'invito ufficiale?
«La mia agenda in questo periodo è piena di impegni. Però mi piacerebbe, eccome. Farei scorte di mozzarelle di bufala, la mia passione. E poi sarebbe bellissimo rivedere le persone che mi hanno voluto bene per otto lunghissimi anni. Ah, vorrei ricordare il cavaliere Maggio, meraviglioso, e i tifosi: con quelli del Flamengo e del Corinthians, sono i migliori del mondo».
Che dice dell'attuale livello del nostro basket? Si è abbassato rispetto ai suoi tempi?
«Difficile dirlo, allora tutti questi stranieri non c'erano. Eravamo pochi, ma buoni».
La maglia numero 18 a Caserta l'hanno ritirata. Ma perché non scelse la «sua» 14?
«Perché il 14 era di Marco Ricci, allora ripiegai sul 18».
Dna parola perTanjevic, il tecnico che la volle a Caserta e che ora ha problemi di salute.
«Boscia è grande, troppo grande, spero di abbracciarlo al Mondiale in agosto, mi riempirebbe di gioia».
Mario Canfora