I dilettanti contro Meneghin
La rifondazione invocata da Gianni Petrucci (“senza una riforma il basket muore”) ha messo una strana e pericolosa fretta alla Federbasket, quasi una pruderie. Da qui a sorpresa – vero colpo di magia se non un ukase- è uscito dall’ultimo consiglio federale un progetto non annunciato, unilaterale, preso senza ascoltare e discutere con tutti gli strati del basket, senza far girare prima una bozza di progetto. Decisione presa soprattutto palesemente contro il più strategico, numeroso (ma economicamente debolissimo) soggetto del basket facente capo alla Lega Nazionale Pallacanestro. Quello che copre tutto il territorio nazionale e presiede al compito di creare i giocatori ed è la cinghia di trasmissione, sempre più lassa, fra i campionati giovanili e il campionato di vetrina.
C’è stato un tempo del dialogo e delle proposte mai colmato, anzi disatteso da incontri veri, con indicazioni di parametri e obiettivi quando la LNP che, gestisce tutti i campionati dilettanti dalla A alla C, aveva pazientemente offerto la sua disponibilità e concesso (bontà sua…) un periodo di franchigia al nuovo presidente, e altri – come Mister Flipper nella sua rubrica su Sportevai.it – avevano lanciato una proposta organica basata sulle scelte e le possibili quote-recruting regionali., un modo per prendere atto della necessità di passare a una fase di lavoro.
Il presidente-Monumento si è dedicato invece ad altre priorità, e capisco che il suo non è stato un anno facile. Uscito da un commissariamento, ha incassato la prima sconfitta nella corsa al Mondiale, poi è venuta la seconda con l’esclusione dagli europei, la terza il divorzio con Recalcati, prima confermato e poi scaricato, e non ultima l’inchiesta di Reggio Calabria (arbitropoli e non solo) che potrebbe regalare, gratta gratta, qualche inaspettata sorpresa se a un anno dagli avvisi il processo ancora non è stato fissato. A quel punto Dino si è concentrato sul nuovo (?) assetto tecnico-organizzativo della nazionale che non è piaciuto al gran capo del CONI. Un vero e proprio trionfo del part-time e di quel precariato (anche se in questo caso di lusso…) imperante ormai della nostra nazione. E’ seguita una fase dedicata al marketing, con molti viaggi, apparizioni, incontri e non ha trovato il modo per concentrarsi su un problema delicato, specie in periodi di crisi nera come questi. Ma dilettanti non significa peones, 220 società possono, come numeri, creare un ribaltone.
Non voglio credere – a proposto di questa Controriforma, per quello che mi raccontano – su come si è arrivati ai due capisaldi, entrambi chiaramente ispirati a un boicottaggio mirato all’area strategica chiave per la nostra pallacanestro.
Il primo è quello del reclutamento vietato a società di altre regioni fino all’età di 16 anni, un federalismo cestistico ante-litteram del tutto antipatico di cui se ne avvantaggiano le società più forti, monopoliste, che poi non fanno giocare puntualmente in prima squadra i vincitori dei loro scudetti, li trattano come pedine di mercato, e spernacchiano anche il genere il “giocatore italiano”… Il secondo è la creazione di un terzo campionato di A. Questa una sorta di Lega 3 che avrebbe il compito di riportare il basket in alcune grandi città dove è scomparso, 9 volte su 10 per i propri errori, vedi – esempio – il caso lampante di Firenze in cui con l’avallo dell’Amministrazione Comunale (e i contributi…) si è toccato il fondo permettendo a un imprenditore di chiudere bottega e di portare altrove i migliori prodotti del vivaio.
Non voglio credere che davvero quest’ultima A-3 detta “di sviluppo” (ma quale?) calata dall’alto, sia arrivata in una pausa caffè del consiglio federale. Non c’era un’idea precisa, un consigliere il cui cognome comincia per B. avrebbe detto: perchè non facciamo così?.Geniale intuizione!. L’ora era tarda, tutti avevano prenotato il treno o l’aereo per il rientro, ecco scodellato un progetto senza un dossier, una illustrazione. Prendiamo subito la decisione chiosando lo spirito, nel frattempo ci costruiamo su una formula, un meccanismo di accesso. Se non ci sono dietro alcuni club di A che hanno giocatori in soprannumero, e che magari poltre a una società satellite potrebbero anche creare un serbatoio regionale “fuori porta”, siamo all’invasione dei marziani… Qui decade da un giorno all’altro il diritto sportivo, e quando le bocce sono in volo. I campionati sono in una fase delicata, è possibile questa leggerezza?. O è presunzione o protervia?
Il presidente della Lega dilettanti ha provveduto a fare le sue rimostranze con un comunicato ufficiale rimasto lettera morta, sono seguiti nelle scorse settimane gli incontri fra le società dei due gironi, e la prima fase della protesta è affrontata col ramoscello d’olivo. Sembra che stia per partire una lettera per Dino Meneghin, concordata dalle 220 società interessate, che segnala “un profondo dissenso verso il campionato di sviluppo, che di fatto penalizza e retrocede tutte le nostre società, con grave danno economico e d’immagine”. Nessuna guerra (“hai un compito difficile, le società vogliono rimanere al tuo fianco” e la disponibilità “agli aggiustamenti necessari” che sembra riguardare la C, ma sempre e rigorosamente all’interno dei campionati dilettanti.
Se Meneghin farà orecchie da mercante, la LNP andrà allo scontro duro, sembra che 220 società siano pronte a non iscriversi al campionato, e quindi non verseranno nemmeno quelle tasse anticipate necessarie al funzionamento dei campionati. E il CONI non interverrà certo con un rifinanziamento. Per molte società forse è la scusa per chiudere i battenti, vista la crisi nera. E oltre alla serrata, è chiaro che magari le 220 società penserebbero a class-action. Bisogna stare attenti, questo tipo di rivendicazione è per ora uno strumento sotto traccia, ma può fare molto rumore. Forse Meneghin dovrebbe congelare la riforma, e proporla organicamente e concordemente con tutte le leghe, visto anche lo stato economico di alcune società dell’area A e Lega Due che stanno in piedi come birilli, e non c’è un reale (ma solo supposto) desiderio di queste grandi città in sonno che non mi pare abbiano presentato finora dei progetti con tanto di piano economico e che, se vogliamo dirla tutta, ai loro tempi (non proprio d’oro) non hanno vinto – mi sembra – titoli e trofei. Il prossimo Consiglio federale è previsto il 5 giugno, forse è il caso di muoversi in fretta.