Eurolega: il Barcellona verso un ciclo
Vince il Barcellona, viva il Barcellona del new deal: superiorità tecnica (104 come indice di valutazione, quasi il doppio degli attapirati greci), freschezza, determinazione, maggior impatto sulla gara della panchina e grande esame di laurea, diciamo 110 lode, del giovane coach. La squadra non ha portato Xavi Pascual, al successo, né è successo il contrario ma X-Factor è stato di gran lunga superiore al rivale, Panagiotis Giannakis, con quella sua aria da cireneo triste. Grande mossa quella del “Barca” è stato rinnovargli il contratto per tre anni prima della gara di Siena, perché il gruppo ha guadagnato fiducia, ha fatto capire di essere felice di questo passo. Coach-X ha messo in fila durante la stagione tutte le migliori squadre europee, e non solo quelle della Final Four, perché cammin facendo ha spazzato via Siena e il Real Madrid e naturalmente il Panathinaikos campione uscente. Successo a largo raggio, niente incroci di risultati, del resto Ettore Messina l’aveva predetto dopo aver preso l’ennesima batosta dal Barca. E quando Messina fa dell’ironia in senso positivo, bisogna ascoltarlo. “Il Barcellona è la squadra che più corre e salta in Europa, per fermarla dovrei avere un anti-Navarro, un anti-Rubio, un anti-Pascual”.
Basta e avanza il successo schiacciante contro un Olympiakos un pò intimorito, nervoso, per un ritorno prepotente sulla scena che era stato annunciato col 3° posto dello scorso anno, e praticamente è iniziato con la scelta di strappare Ricky Rubio alla NBA, con una cifra-record, 3,5 milioni di dollari, una spesa che ha dato alla squadra l’identità giusta, freschezza per una lunga stagione contro la cristallizzazione di alcune rivali che proprio al mercato hanno commesso il primo grande errore.
Si tratta della seconda coppa del decennio per la Spagna, e della squadra che aveva perso ben quattro finali negli Anni 90, tre col povero Aito e una con Maljkovic. Vittoria che premia una volta di più il basket iberico, l’anti-Dream Team e campione d’Europa in carica che annuncia un mondiale ambizioso in settembre in Turchia. Ma è la prima ottenuta con un allenatore fatto in casa, giovane, preparato, svelto di testa e di grande personalità e capace di vince con un mix perfetto di attacco e difesa e che ha portato alla maturità Carlos Navarro, miglior giocatore, unico a segnare più di 20 punti, un manuale perfetto di intelligenza cestistica, timing, freddezza, difficile da marcare perché quando punta al canestro sembra un missile, o è micidiale nel cambio di mano in palleggio, sinistra-destra, e chiusura rapidissima del tiro. Mai visto un destro che va a cercare il tiro sulla sinistra, quasi sempre il lato debole, da dove sono venute le quattro granate pesanti che hanno tagliato definitivamente le gambe a un Olympiakos che per 40 minuti non ha cercato di cambiare faccia, si è cotta nel suo brodo.
Vittoria che porta venti nuovi, salutare, volta pagina al basket europeo per quanto concerne la piacevolezza del gioco, e con una prevalenza della propria scuola, con gli americani e due sloveni al servizio della squadra, e il contributo di un giocatore italiano, Gianluca Basile, che a 35 anni ha coronato il sogno di questo successo dopo aver perso con la Skipper nella notta buia di Tel Aviv.
Ricky Rubio ha dato un grande contributo, ha perso qualche palla di troppo, era una finale per lui non facile, e alla fine la regia di Sada è stata più convincente, segno che il Barca è una squadra completa, che le rotazioni sono la sua forza, specie grazie alla visione di gara di Pascual che ha cambiato spesse difese, ha giocato di contropiede o girato velocemente la palla, ha dato al basket in questa stagione un altro giocatore fondamentale alla nazionale, quel Fram Vazeuz che verrà utiler a Sergio Scariolo in Turchia.
Peccato per la sconfitta del Partizan, 3° alla fine grazie ai supplementari e battuto ai supplementari da un canestro aereo di Josh Childress. Quella fra slavi e spagnoli era la giusta finale, l’Olympiakos doveva cambiare atteggiamento e registro, è sembrava una squadra con certi schemi fissi, e non posso che fare quattro domandine a Giannakis: 1) perché cominciare con play, e tenerlo in campo 14 minuti, quando tutti sanno che non tenta il tiro, fatto che ha permesso agli spagnoli di chiudersi più sotto canestro, 2) perché (e il discorso vale anche per Bourousis) inserire tardivamente Papaloukas, due volte MVP della competizione, giocatore atletico e agonisticamente di prima qualità, e mandarlo in campo troppo teso?, 3) Halperin era stato il miglior realizzatore nelle due gare surante la stagione, perché è stato fatto giocare solo 4 minuti?. 4) Come mai, a parte il virus intestinale, Milos Teodosic, MVP della competizione, era così eccitato?, 5) Linas Kleiza ha segnato in una gara 41 punti nella NBA, ma non è un giocatore di grande rapidità, come tecnica e azione, e in difesa è un mezzo colabrodo: perché non farlo giocare 1 contro 1?
Ma forse alla fine questo Barcellona era semplicemente imbattibile, la squadra perfetta che apre forse un ciclo nel basket europe, anche alla vigilia dell’introduzione del tiro da 3 punti allungato e altre novità. Chi vuole battere i catalani credo dovrà pensare subito a fare operazioni intelligenti e coraggiose di mercato, non pensare ai budget. Il Barcellona è la squadra che gioca meglio, che gestisce meglio i giocatori, e interpreta la gara e l’evoluzione del basket. Va in pensione il catenaccio, e bisogna avere giocatori versatili, e alla fine l’esplosione di Fran Vasquez, grande difensore, stoppatore, il primo gigante spagnolo col punch, ha dimostrato che per certi traguardi occorre un pivot mobile, intimidatore, giovane, come era stato l’anno scorso Nikola Pekovic. Altrimenti
La frase più bella?. Quella di Ricky Rubio, 20 anni, la freccia bianca della regia: “Questa Coppa dimostra che ho fatto la scelta migliore, ci sono tanti ottimi giocatori in circolazione, ma ti ricordano solo quando vinci”.