C'era una volta e non c'è più...

29.03.2010 10:48 di  Roberto Bernardini   vedi letture
Fonte: Il Resto del Carlino
C'era una volta e non c'è più...

C’ERA UNA VOLTA l’America. E gli americani: quelli che diventavano ‘uno di noi’ per come sapevano legarsi a un club, non ci sono più. In molti casi, si trattava di gente che alle spalle aveva storia e gloria: McAdoo, Driscoll, Mitchell, Richardson, Leon Douglas, i nomi si sprecano. Inutile spendere altre parole per sottolineare come oggi, invece, il nostro basket sia diventato l’isola dei non famosi: sarà perché i giocatori rimbalzano da una squadra all’altra come palline da ping pong, sarà perché né là né qui lasciano tracce memorabili del loro passaggio, ma per il tifoso ricordare due nomi su quattro è già un’impresa.


CAMBIANO le facce, non le cattive abitudini: l’unica, immutabile, è avere per gli americani un occhio di riguardo. Se non due. Ultimo esempio Pesaro, dove Marques Green, descritto come regista prodigioso da chi evidentemente non sa cosa siano i prodigi, al culmine di una stagione triste gioca un derby orrendo e, non contento, prima fa un gestaccio ai suoi tifosi (salvo scusarsi), poi racconta di esser il terminale delle lamentele della squadra verso l’allenatore (salvo esser smentito dai compagni, a voce e per iscritto). Un crescendo che meriterebbe, se non il taglio proposto dallo staff tecnico, almeno una multa. Come non detto: la proprietà del club, che ha fortemente voluto l’americano la scorsa estate, fatto che a Green proprio ignoto non dev’essere, ha altro a cui pensare. E’ troppo impegnata a prendersela con tutti (i tifosi di Pesaro che vivono di ricordi, i giornalisti di Pesaro che snobbano le coppette) per chiedersi se magari questa depressione non derivi da scelte sbagliate. A cominciare da quella di Green.
A Reggio Emilia, invece, l’americano (Marigney) l’hanno mandato via. Non potevano fare altro: quanto accaduto nello spogliatoio pare sia arrivato anche sui tavoli della questura. Tra il dire «lo cacciamo» e il farlo davvero, però, c’è stata di mezzo una partita: lì, contrariamente al volere di squadra e allenatore e soprattutto al doveroso rigore, il club ha scelto di far giocare lo straniero che stava per rispedire a casa. Prima la classifica, poi l’etica: c’erano una volta i sani principi.
La frase della settimana. «Il giocatore eguaglia il fatturato totale dei punti messi a segno domenica scorsa». (Flavio Tranquillo, telecronista Sky, vuol dimostrare che in tempi di crisi il basket sa fare economia).

Angelo Costa